Padri Apostolici + Giustino e Ireneo, riferimenti ai Vangeli canonici

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1 Padri Apostolici + Giustino e Ireneo, riferimenti ai Vangeli canonici Parte 9 Ireneo di Lione ( d.c.) Autore: Gianluigi Bastia All Rights Reserved Aggiornamento: Fonts: greek.ttf / Palatino Linotype.ttf 9.1 Introduzione Non è certo obiettivo di questo studio descrivere vita e opere di uno dei più grandi padri della chiesa, Ireneo di Lione. Per gli obiettivi di questa analisi basta qui ricordare che Ireneo nacque verso il 130 d.c., morì verso il 202 d.c. e compose alcune importanti opere, la più importante delle quali è una confutazione delle eresie diffuse nell epoca storica in cui visse ed operò, nota col titolo latino di Adversus Haereses. Obiettivo fondamentale dell opera è la confutazione dell eresia gnostica di Valentino, il cui periodo di attività e di maggior fortuna copre l arco di tempo che va dal 140 al 160 d.c., e dei suoi seguaci. Si ritiene che questo importante trattato sia stato composto da Ireneo verso il 180 d.c., circa trent anni dopo la composizione dell Apologia I di Giustino martire. Adversus Haereses è un testo molto lungo, suddiviso in ben cinque libri, composto da Ireneo originariamente in greco. Il testo ricostruibile dai manoscritti in greco, tuttavia, non è affatto completo: in greco ci sono pervenuti quasi completi soltanto i primi due libri e soltanto porzioni dei rimanenti, di varia lunghezza, quasi tutte ricostruite da citazioni di Ireneo in altri autori cristiani. Significativo il fatto che uno dei papiri greci di Oxyrhynchus, P.Oxy. III 405, databile al II-III sec. d.c., il più antico frammento in assoluto attribuito ad un opera patristica, sia proprio una porzione di Adversus Haereses, III, 9 ( 1 ). Questo straordinario frammento, proviene da una copia su rotolo di Adversus Haereses realizzata soltanto pochi anni dopo la prima edizione del trattato. Oltre alla versione greca esiste una versione in latino, fondamentale per ricostruire il contenuto di tutti e cinque i libri di Adversus Haereses. Si ritiene che questa versione latina sia stata ottenuta dalla precedente versione greca, nella quale originariamente scrisse Ireneo. La vastità di Adversus Haereses è già stata sottolineata nell Introduzione a Giustino martire: basta qui rammentare che il trattato completo, da solo, occupa quasi la metà dell intero volume di P. Schaff dedicato alla letteratura dei padri apostolici (oltre ad Ireneo e Giustino martire). Nel seguito utilizzeremo due versioni di Adversus Haereses, la traduzione inglese di P.Schaff e le versioni in greco, il materiale è tratto da: (1) P. Schaff, The Apostolic Fathers with Justin and Irenaeus, Edimburg, 1867, rev (2) Adversus Haereses, Libri I-II (greco), ed. W. Wigan Harvey, Cambridge University Press, (3) Adversus Haereses, Lib. III (greco), ed. A. Rousseau, L. Doutreleau, Irénée de Lyon. Contre les hérésies, livre 3, vol. 2, Sources chrétiennes 211, Paris, Cerf, Sfortunatamente la numerazione dei capitoli e dei paragrafi è diversa nelle edizioni di P. Schaff (completa, in inglese) e in quelle greche, daremo dunque indicazione della doppia numerazione a seconda che la citazione sia tratta dal volume di Schaff che dalle edizioni in greco. 1 Il papiro è stato pubblicato da B.P. Grenfell e A.S. Hunt nel

2 Ireneo di Lione, come Papia di Gerapoli (citato da Eusebio di Cesarea), dà prova di conoscere con precisione il nome dei quattro evangelisti e le opere da loro composte. In un importante passaggio di Adversus Haereses riporta le informazioni di cui disponeva relativamente alla nascita dei vangeli di Matteo (relativamente al quale dice che fu originariamente scritto in ebraico) e di Marco. Il passaggio si è conservato nel terzo libro di Adversus Haereses, in una porzione disponibile nella recensione latina ma anche in greco, attraverso la citazione di Eusebio di Cesarea ( 2 ): Ireneo, Adv. Haer., III, 1, 1 Matteo pubblicò un vangelo scritto presso gli Ebrei nella loro lingua, mentre Pietro e Paolo a Roma predicavano il vangelo e fondavano la Chiesa. Dopo la loro dipartita, Marco, il discepolo e interprete di Pietro, egli stesso le predicazioni di Pietro per iscritto a noi ha tramandato. E quindi Luca, il compagno di Paolo, quanto da lui predicato nel vangelo registrò in un libro. Dopo, Giovanni, il discepolo del Signore, colui che si reclinò sul suo petto, pubblicò il vangelo quando risiedeva ad Efeso, in Asia. Ireneo, Adv. Haer., III, 1 Ὁ μὲν δὴ Ματθαῖος ἐν τοῖς Ἑβραίοις τῇ ἰδίᾳ αὐτῶν διαλέκτῳ καὶ γραφὴν ἐξήνεγκεν εὐαγγελίου, τοῦ Πέτρου καὶ τοῦ Παύλου ἐν Ῥώμῃ εὐαγγελιζομένων καὶ θεμελιούντων τὴν ἐκκλησίαν. Μετὰ δὲ τὴν τούτων ἔξοδον, Μάρκος, ὁ μαθητὴς καὶ ἑρμηνευτὴς Πέτρου, καὶ αὐτὸς τὰ ὑπὸ Πέτρου κηρυσσόμενα ἐγγράφως ἡμῖν παραδέδωκεν. Καὶ Λουκᾶς δέ, ὁ ἀκόλουθος Παύλου, τὸ ὑπ ἐκείνου κηρυσσόμενον εὐαγγέλιον ἐν βίβλῳ κατέθετο. Ἔπειτα Ἰωάννης, ὁ μαθητὴς τοῦ Κυρίου, ὁ καὶ ἐπὶ τὸ στῆθος αὐτοῦ ἀναπεσών, καὶ αὐτὸς ἐξέδωκεν τὸ εὐαγγέλιον, ἐν Ἐφέσῳ τῆς Ἀσίας διατρίβων Il passo solleva complessi problemi riguardanti il genitivo assoluto nella frase riguardante Matteo (τοῦ Πέτρου εὐαγγελιζομένων καὶ θεμελιούντων) e soprattutto la corretta interpretazione del termine œxodoj e della frase Μετὰ δὲ τὴν τούτων ἔξοδον riferita a Pietro e a Paolo (questi problemi sono discussi nell Introduzione). Importante anche il riferimento a Μάρκος, ὁ μαθητὴς καὶ ἑρμηνευτὴς Πέτρου, il discepolo e interprete di Pietro, ἑρμηνευτὴς potrebbe infatti avere il significato di traduttore (da ebraico a greco), questo proverebbe che anche il vangelo di Marco fu ottenuto per traduzione di un testo ebraico originariamente abbozzato da Pietro (almeno secondo la versione dei fatti raccontata da Ireneo). Questo celebre passaggio di Ireneo è citato anche in Eusebio di Cesarea, Hist. Eccl., Con Ireneo, tuttavia, si assiste per la prima volta al formarsi di un idea ben chiara e definita di canone, legato alla adozione di quattro vangeli ritenuti più autorevoli rispetto a numerosi altri testi circolanti all epoca. La posizione espressa da Ireneo non va intesa soltanto in senso restrittivo scegliere quattro vangeli e rigettare tutti gli altri, diminuendo le fonti attraverso le quali conoscere fatti e parole di Gesù ma deve essere rapportata anche alle vicende del canone di Marcione, che attorno alla metà del II secolo aveva stabilito come accettabile, oltre alle epistole paoline, soltanto un vangelo, quello di Luca, peraltro emendato in alcune parti. Della scelta di quattro vangeli Ireneo parla in un brano famoso altrettanto quanto il precedente, Adv. Haer., , conservatosi solamente nella recensione latina di Adversus Haereses: Ireneo, Adv. Haer., III, 11, 1-7 Perché dunque i vangeli non sono di più o di meno di numero? Poiché esistono quattro zone climatiche del mondo in cui viviamo e quattro venti principali e poiché la chiesa è sparsa su tutta la terra e il suo pilastro e fondamento è il vangelo e lo spirito della vita, è appropriato che essa abbia quattro pilastri che spirino immortalità in tutte le direzioni e vivifichino gli uomini. Non vi è alcun dubbio che qui Ireneo intenda riferirsi ai quattro vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Infatti, oltre a citare i nomi degli evangelisti in vari punti del trattato e a fornire in Adv. 2 Hist. Eccl

3 Haer., III, 1, 1, persino un breve riepilogo riguardante la genesi dei vangeli di Matteo e Marco, Ireneo utilizza abbondantemente con notevole precisione letteraria materiale canonico, sia sotto forma di allusione che di citazione esplicita. Adversus Haereses è certamente un trattato di ampie dimensioni e molto articolato, tuttavia non può possono passare inosservati ben 259 riferimenti al vangelo di Matteo, 155 al vangelo di Luca, 19 a quello di Marco e 8 a passaggi che si rintracciano nel vangelo di Giovanni ( 3 ). La grossa novità rispetto alla letteratura del periodo apostolico e a Giustino è l utilizzo e conoscenza dei vangeli di Marco e di Giovanni: abbiamo infatti la certezza assoluta che egli conosceva molto bene e utilizzava entrambi. Pochissimo utilizzati in precedenza, questi testi sono invece senza alcun dubbio impiegati da Ireneo in Adversus Haereses, sebbene si noti la predominanza di riferimenti riconducibili a Luca e Matteo e di Matteo su Luca. Attraverso alcuni esempi mostreremo l indiscutibile utilizzo di tutti e quattro i vangeli canonici. Data la mole del lavoro da eseguire e l impossibilità, oltre che l inutilità, per i nostri fini, di discutere tutte e quante le possibili allusioni o i riferimenti espliciti sotto forma di citazione, abbiamo scelto soltanto alcuni casi particolarmente significativi, provenienti dai libri I e II di Adversus Haereses, disponibili anche in greco. 9.2 Alcuni esempi di utilizzo del materiale dei vangeli canonici (1) Già nel prologo di Adversus Haereses compare una allusione ad un passo che si riscontra nei sinottici e in Ev. Thom., loghion 5. Fortunatamente il detto del vangelo di Tommaso si è conservato anche in un papiro greco, P.Oxy. 654 ( 4 ), caso non molto frequente nello studio di questo vangelo che conosciamo nella sua completezza attraverso il testo copto ritrovato nel 1948 a Nag Hammadi. Ireneo, Adv. Haer., Prologus, 2. Not that I am practised either in composition or eloquence; but my feeling of affection prompts me to make known to thee and all thy companions those doctrines which have been kept in concealment until now, but which are at last, through the goodness of God, brought to light. For there is nothing hidden which shall not be revealed, nor secret that shall not be made known. La frase che qui interessa è Poiché non c è nulla di nascosto che non sarà rivelato o di segreto che non sarà portato a conoscenza, la tecnica è quella dell allusione, Ireneo si appropria del detto introducendolo nel testo di Adversus Haereses senza riferimento esplicito, solo l erudizione consente al lettore di ricordare che si tratta di un passo che ha riscontri nei vangeli sinottici e nel vangelo apocrifo di Tommaso. Ireneo, Adv. Haer., Prologus οὐδὲν γάρ ἐστι κεκαλυμμένον, ὃ οὐκ ἀποκαλυφθήσεται, καὶ κρυπτὸν, ὃ οὐ γνωσθήσεται Matteo 10:26 ( ) oùdn g r stin kekalummšnon Ö oùk pokalufq»setai, kaˆ kruptõn Ö où gnwsq»setai Marco 4:22 où g r stin kruptõn n m¾ na fanerwqí, oùd gšneto pòkrufon ll' na œlqv e j faneròn Luca 8:17 où g r stin kruptõn Ö où fanerõn gen»setai, oùd pòkrufon Ö où m¾ gnwsqí kaˆ e j fanerõn œlqv. 3 Il calcolo di questi riferimenti è basato sulle note al testo nel volume di P. Schaff. Alcune frasi che qui rientrano in un autore possono eventualmente essere comprese anche in un altro a causa della dipendenza di un vangelo dall altro (soprattutto per i sinottici). Di conseguenza queste proporzioni sono approssimate, sebbene alquanto significative. 4 Cfr. ll Il frammento non ha conservato tutte le lettere, le parole ricostruite sono indicate tra parentesi quadre [] come usuale in papirologia. Il testo greco del vangelo di Tommaso, quando disponibile, è considerato più antico e autorevole di quello copto, inoltre consente una più facile comparazione con i passi del Nuovo Testamento greco. 3

4 Luca 12:2 oùdn d sugkekalummšnon stˆn Ö oùk pokalufq»setai, kaˆ kruptõn Ö où gnwsq»setai Ev. Thom., loghion 5 lšgei 'Ih(soØ)j [gnîqi tõ Ón œmppos]qen táj Ôyeèj sou kaˆ [ tõ kekalummšnon ] pò sou pokaluf<q>»set[ai soi où g r s]tin kruptõn Ö où fan[erõn gen»setai ] kaˆ qeqammšnon Ö o[ùk gerq»setai ] L analisi testuale mostra che Mt. 10:26 è esattamente identico alla frase che Ireneo impiega in modo allusivo. Gli altri passi, compreso quello proveniente dal vangelo di Tommaso, pur esprimendo concetti molto simili utilizzano parole in parte diverse da quelle comuni ad Ireneo e Matteo, oppure la struttura grammaticale della frase è diversa. Sebbene Ireneo non debba certo essere considerato come fosse un copista che sta riproducendo un manoscritto altrui nel modo più fedele possibile, ma sia soltanto e semplicemente un autore che sta utilizzando materiale altrui, che considera certamente autorevole, possiamo comunque concludere senza ombra di dubbio che qui Ireneo segue fedelmente la versione di Matteo contro altri tre testimoni, di cui uno apocrifo. La preferenza, in questo caso, va dunque assegnata al vangelo di Matteo, vangelo che Ireneo conosce e cita indipendentemente dagli altri come dimostra il caso seguente. (2) Ireneo, Adv. Haer., I, 3, 2 while, for the same reason, they tell us the Saviour said, One Iota, or one tittle, shall by no means pass away until all be fulfilled. In questo caso particolare, Ireneo utilizza un detto che è materiale peculiare di Matteo, contenuto solo in questo vangelo. Si tratta del celebre detto finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. Ireneo, Adv. Haer., I, 1, 5 καὶ διὰ τοῦτο εἰρηκέναι τὸν Σωτῆρα, ἰῶτα ἓν ἢ μία κεραία οὐ μὴ παρέλθῃ ἕως ἂν πάντα γένηται. Matteo 5:18 m¾n g r lšgw Øm n, wj n paršlqv Ð oùranõj kaˆ ¹ gá, îta n À m a kera a où m¾ paršlqv põ toà nòmou wj n p nta gšnhtai. Ireneo non utilizza in forma allusiva il detto del vangelo, che definisce espressamente parola del Salvatore. Anche in questa occasione la riproposizione del passo di Matteo è letterale, sebbene Ireneo ometta la parte iniziale della frase: wj n paršlqv Ð oùranõj kaˆ ¹ gá. Abbiamo ancora un esempio di citazione da Matteo, nel caso seguente. (3) Ireneo, Adv. Haer., I, 4, 3 For these doctrines are not at all similar to those of which our Lord said, Freely ye have received, freely give. Ireneo, Adv. Haer., I, 1, 5 δωρεὰν ἐλάβετε, δωρεὰν δότε Matteo 10:8 sqenoàntaj qerapeúete, nekroýj ge rete, leproýj kaqar zete, daimònia kb llete: dwre n l bete, dwre n dòte. Ancora un noto detto pronunciato da Gesù nel vangelo di Matteo che non ha riscontri in alcun altro testo canonico od apocrifo. La citazione di questo detto del Signore è, ancora una volta, letterale. L impiego di queste ed altre frasi che sono caratteristiche del solo vangelo di Matteo e citate in modo così fedele e letterale, prova che Ireneo lo utilizzava indipendentemente dagli altri. Del resto questo non desta meraviglia, dal momento che certamente lo conosceva e lo reputava fonte autorevole persino in passaggi controversi, come Mt. 1: Nel vangelo di Matteo viene esposta la teoria della nascita di Gesù da una vergine, interpretando la frase profetica di cui in Isaia 7:14, ecco la giovane donna concepirà e partorirà un figlio, come annuncio della nascita di Gesù. L utilizzo di questa frase ha fatto discutere Giudei e Cristiani fin dal II secolo, il testo ebraico infatti contiene la parola almah che significa giovane donna, mentre la LXX e il vangelo di Matteo 4

5 hanno parqšnoj che significa vergine: nell interpretazione cristiana Isaia avrebbe preannunciato la nascita di Gesù da una vergine (Maria), secoli prima che la parola si adempisse con la nascita di Gesù. Probabilmente ispirato alla difesa dell utilizzo del passo di Isaia in Mt. 1:22-23 è dunque il seguente passaggio di Ireneo che si è conservato nella versione latina di Adversus Haereses: Ireneo, Adv. Haer., III, 21, 1 Dio, allora, si fece uomo e il Signore venne per la nostra salvezza, dandoci il simbolo della vergine. Ma non come alcuni sostengono, tra quelli che oggi hanno la presunzione di spiegare la Scrittura: Ecco, una giovane donna concepirà e partorirà un figlio, come Teodozione di Efeso ha interpretato, e Aquila di Ponto, entrambi discepoli dei Giudei. Gli Ebioniti, seguendo loro, affermano che Egli fu concepito da Giuseppe, cancellando una così meravigliosa profezia di Dio. Infatti questo annuncio fu decretato prima della deportazione del popolo a Babilonia, prima della supremazia acquisita dai Medi e dai Persiani. Esso fu interpretato in greco dagli stessi Giudei molto prima della venuta del Signore e non vi può essere alcun sospetto che per puro caso, andando incontro alla nostra ironia, i Giudei fecero mettere questa interpretazione su quelle parole. (4) Ireneo, Adv. Haer., I, 3, 5 They ( 5 ) then represent the Saviour as having indicated this twofold faculty: first, the sustaining power when He (the Saviour) said, Whosoever doth not bear his cross (Stauros), and follow after me, cannot be my disciple; (cfr. Lc. 14:27 e Mt. 10:38) and again, Taking up the cross, follow me ; but the separating power when He said, I came not to send peace, but a sword. (cfr. Mt. 10:34). They also maintain that John indicated the same thing when he said, The fan is in His hand, and He will thoroughly purge the floor, and will gather the wheat into His garner; but the chaff He will burn with fire unquenchable (cfr. Lc. 3:17, Mt. 3:12). Ireneo I, 1, 6. Ἔπειτα περὶ τοῦ Ὅρου αὐτῶν, ὃν δὴ καὶ πλείοσιν ὀνόμασι καλοῦσι, δύο ἐνεργείας ἔχειν αὐτὸν ἀποφαινόμενοι, τὴν ἑδραστικὴν καὶ τὴν μεριστικήν καὶ καθὰ μὲν ἑδράζει καὶ στηρίζει, Σταυρὸν εἶναι, καθὸ δὲ μερίζει καὶ διορίζει, Ὅρον τὸν μὲν Σταυρὸν [l. Σωτῆρα] οὕτως λέγουσι μεμηνυκέναι τὰς ἐνεργείας αὐτοῦ καὶ πρῶτον μὲν τὴν ἑδραστικὴν ἐν τῷ εἰπεῖν ὃς οὐ βαστάζει τὸν σταυρὸν αὐτοῦ, καὶ ἀκολουθεῖ μοι, μαθητὴς ἐμὸς οὐ δύναται γενέσθαι καὶ, ἄρας τὸν σταυρὸν αὐτοῦ, ἀκολουθεῖ μοι τὴν δὲ διοριστικὴν αὐτοῦ ἐν τῷ εἰπεῖν οὐκ ἦλθον βαλεῖν εἰρήνην, ἀλλὰ μάχαιραν (Mt. 10:34). Καὶ τὸν Ἰωάννην δὲ λέγουσιν αὐτὸ τοῦτο μεμηνυκέναι, εἰπόντα τὸ πτύον ἐν τῇ χειρὶ αὐτοῦ, καὶ διακαθαριεῖ τὴν ἅλωνα, καὶ συνάξει τὸν σῖτον εἰς τὴν ἀποθήκην αὐτοῦ, τὸ δὲ ἄχυρον κατακαύσει πυρὶ ἀσβέστῳ (Lc. 3:17, Mt. 3:12) καὶ διὰ τούτου τὴν ἐνέργειαν τοῦ Ὅρου μεμηνυκέναι πτύον γὰρ ἐκεῖνον τὸν Σταυρὸν ἑρμηνεύουσιν εἶναι, ὃν δὴ [f. l. δεῖ] καὶ ἀναλίσκειν τὰ ὑλικὰ πάντα, ὡς ἄχυρα πῦρ καθαίρειν δὲ τοὺς σωζομένους, ὡς τὸ πτύον τὸν σῖτον. Παῦλον δὲ τὸν Ἀπόστολον καὶ αὐτὸν ἐπιμιμνήσκεσθαι τούτου τοῦ Σταυροῦ λέγουσιν οὕτως ὁ λόγος γὰρ ὁ τοῦ σταυροῦ τοῖς μὲν ἀπολλυμένοις μωρία ἐστὶ, τοῖς δὲ σωζομένοις ἡμῖν δύναμις Θεοῦ καὶ πάλιν ἐμοὶ δὲ μὴ γένοιτο ἐν μηδενὶ καυχᾶσθαι, εἰ μὴ ἐν τῷ σταυρῷ τοῦ Ἰησοῦ, δι οὗ ἐμοὶ κόσμος ἐσταύρωται, κᾀγὼ τῷ κόσμῳ. Luca 14:27 Óstij où bast zei tõn staurõn autoà kaˆ œrcetai Ñp sw mou où dúnatai ena mou maqht»j. Matteo 10:38 kaˆ Öj où lamb nei tõn staurõn aùtoà kaˆ kolouqe Ñp sw mou, oùk œstin mou xioj. Matteo 10:34 ( ) oùk Ãlqon bale n e r»nhn ll m cairan Luca 3:17 oá tõ ptúon n tí ceirˆ aùtoà diakaq rai t¾n lwna aùtoà kaˆ sunagage n tõn s ton e j t¾n poq»khn aùtoà, tõ d curon katakaúsei purˆ sbšstj. Matteo 3:12 oá tõ ptúon n tí ceirˆ aùtoà, kaˆ diakaqarie t¾n lwna aùtoà, kaˆ sun xei tõn s ton aùtoà e j t¾n poq»khn, tõ d curon katakaúsei purˆ sbšstj In questo passaggio Ireneo utilizza materiale peculiare a Matteo e Luca. La prima frase ha riscontro sia in Matteo che in Luca e potrebbe derivare da una armonizzazione dei due passi. In questa occasione Ireneo dà prova di non seguire letteralmente uno oppure l altro testo. Infatti scrive: ὃς οὐ 5 Qui Ireneo espone il punto di vista di una dottrina docetista riguardo le proprietà di Gesù. 5

6 βαστάζει τὸν σταυρὸν αὐτοῦ seguendo la versione di Luca che utilizza bast zei invece che lamb nei. L utilizzo dei due verbi diversi nei due autori Mt. e Lc. è attestato peraltro da tutta la tradizione manoscritta. Subito dopo Ireneo continua con: καὶ ἀκολουθεῖ μοι, una frase che è accostabile a Mt. 10:38 che utilizza come Ireneo il verbo greco kolouqšw. La parte conclusiva di questa prima frase è però più vicina a quanto si riscontra in Luca e non Matteo: entrambi gli autori utilizzano la parola maqht»j (discepolo) e dúnatai. Abbiamo qui dunque un esempio di frase che ha riscontro sia nel linguaggio del vangelo di Matteo che in quello di Luca. Questa somiglianza, unite ad altre prove in tal senso, può indicare che Ireneo ha armonizzato un passo di Matteo con uno di Luca oppure in alcuni casi ha citato con una certa libertà. E possibile anche che Ireneo qui utilizzi alcuni vangeli appartenenti a sette eretiche, modellati a partire dai vangeli canonici (vedi nota 5). P. Schaff segnala quanto segue, proprio con riferimento a questo passaggio e alla citazione di Lc. 14:27: Luke xiv. 27. It will be observed that the quotations of Scripture made by Irenæus often vary somewhat from the received text. This may be due to various reasons his quoting from memory; his giving the texts in the form in which they were quoted by the heretics; or, as Harvey conjectures, from his having been more familiar with a Syriac version of the New Testament than with the Greek original. Nel resto del brano sopra riportato si incontra quindi una frase che ha riscontro letterale in Matteo 10:34, οὐκ ἦλθον βαλεῖν εἰρήνην, ἀλλὰ μάχαιραν, ed è materiale peculiare di questo vangelo. Infine si riscontra una frase cha ha ancora riscontro in Mt. e Lc. ma in questo caso appare più vicino alla forma del vangelo di Matteo che utilizza il futuro sun xei contro sunagage n. (5) Ireneo, Adv. Haer., I, 7, 4 They maintain that he is the centurion mentioned in the Gospel, who addressed the Saviour in these words: For I also am one having soldiers and servants under my authority; and whatsoever I command they do. (cfr. Mt. 8:9, Lc. 7:8). Ireneo utilizza liberamente una frase che si riscontra nel racconto della guarigione del servo di un centurione, in Mt. 8:9 e Lc. 7:8. Ireneo, Adv. Haer., I, 1, 13 καὶ αὐτὸν εἶναι τὸν ἐν τῷ Εὐαγγελίῳ ἑκατόνταρχον, λέγοντα τῷ Σωτῆρι καὶ γὰρ ἐγὼ ὑπὸ τὴν ἐμαυτοῦ ἐξουσίαν ἔχω στρατιώτας καὶ δούλους, καὶ ὃ ἐὰν προστάξω, ποιοῦσι. Τελέσειν δὲ αὐτὸν τὴν κατὰ τὸν κόσμον οἰκονομίαν μέχρι τοῦ δέοντος καιροῦ, μάλιστα δὲ διὰ τὴν τῆς ἐκκλησίας ἐπιμέλειαν, ἀλλὰ καὶ διὰ τὴν ἐπίγνωσιν τοῦ ἑτοιμασθέντος αὐτῷ ἐπάθλου, ὅτι εἰς τὸν τῆς μητρὸς τόπον χωρήσει. Matteo 8:9 kaˆ g r gë nqrwpòj e mi ØpÕ xous an, œcwn Øp' mautõn stratiètaj, kaˆ lšgw toútj, PoreÚqhti, kaˆ poreúetai, kaˆ llj, Ercou, kaˆ œrcetai, kaˆ tù doúlj mou, Po hson toàto, kaˆ poie Luca 7:8 kaˆ g r gë nqrwpòj e mi ØpÕ xous an tassòmenoj, œcwn Øp' mautõn stratiètaj, kaˆ lšgw toútj, PoreÚqhti, kaˆ poreúetai, kaˆ llj, Ercou, kaˆ œrcetai, kaˆ tù doúlj mou, Po hson toàto, kaˆ poie (6) Ireneo, Adv. Haer., I, 8, 2-3 Then, also, they say that the passions which she endured were indicated by the Lord upon the cross. Thus, when He said, My God, my God, why hast Thou forsaken Me? (cfr. Mt. 27:46; Mc. 15:34). He simply showed that Sophia was deserted by the light, and was restrained by Horos from making any advance forward. Her anguish, again, was indicated when He said, My soul is exceeding sorrowful, even unto death (cfr. Mt. 26:38; Mc. 14:34) her fear by the words, Father, if it be possible, let this cup pass from Me (cfr. Mt. 26:39, Mc. 14:36) and her perplexity, too, when He said, And what I shall say, I know not. [3] And they teach that He pointed out the three kinds of men as follows: the material, when He said to him that asked Him, Shall I follow Thee?, The Son of man hath not where to lay His head (cfr. Mt. 8:20, Lc. 9:58) the animal, when He said to him that declared, I will follow Thee, but suffer 6

7 me first to bid them farewell that are in my house, No man, putting his hand to the plough, and looking back, is fit for the kingdom of heaven (cfr. Lc. 9:61-62) (for this man they declare to be of the intermediate class, even as they do that other who, though he professed to have wrought a large amount of righteousness, yet refused to follow Him, and was so overcome by [the love of] riches, as never to reach perfection) this one it pleases them to place in the animal class; the spiritual, again, when He said, Let the dead bury their dead, but go thou and preach the kingdom of God, (cfr. Lc. 9:60) and when He said to Zaccheus the publican, Make haste, and come down, for to-day I must abide in thine house (cfr. Lc. 19:5) for these they declared to have belonged to the spiritual class. Ireneo, Adv. Haer., I, 1, 16 Καὶ τὰ πάθη δὲ αὐτῆς, ἃ ἔπαθεν, ἐπισεσημειῶσθαι τὸν Κύριον φάσκουσιν ἐν τῷ σταυρῷ. Καὶ ἐν μὲν τῷ εἰπεῖν Ὁ Θεός μου, [ὁ Θεός μου,] εἰς τί ἐγκατέλιπές με; μεμηνυκέναι αὐτὸν, ὅτι ἀπελείφθη ἀπὸ τοῦ φωτὸς ἡ Σοφία, καὶ ἐκωλύθη ὑπὸ τοῦ Ὅρου τῆς εἰς τοὔμπροσθεν ὁρμῆς τὴν δὲ λύπην αὐτῆς, ἐν τῷ εἰπεῖν Περίλυπός ἐστιν ἡ ψυχή μου ἕως θανάτου [del. ἕ. θ.] τὸν δὲ φόβον, ἐν τῷ εἰπεῖν Πάτερ, εἰ δυνατὸν, παρελθέτω ἀπ ἐμοῦ τὸ ποτήριον καὶ τὴν ἀπορίαν δὲ ὡσαύτως, ἐν τῷ εἰρηκέναι Καὶ τί εἴπω, οὐκ οἶδα. Τρία δὲ γένη ἀνθρώπων οὕτως δεδειχέναι διδάσκουσιν αὐτόν τὸ μὲν ὑλικὸν, ἐν τῷ εἰπεῖν τῷ ἐρωτήσαντι, Ἀκολουθήσω σοι; Οὐκ ἔχει ὁ υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου ποῦ τὴν κεφαλὴν κλῖναι [κλίνῃ] τὸ δὲ ψυχικὸν, ἐν τῷ εἰρηκέναι τῷ εἰπόντι, Ἀκολουθήσω σοι, ἐπίτρεψον δέ μοι πρῶτον ἀποτάξασθαι τοῖς ἐν τῷ οἴκῳ μου Οὐδεὶς ἐπ ἄροτρον τὴν χεῖρα ἐπιβαλὼν, καὶ εἰς τὰ ὀπίσω βλέπων, εὔθετός ἐστιν ἐν τῇ βασιλείᾳ [εἰς τὴν β.] τῶν οὐρανῶν. Τοῦτον γὰρ λέγουσι τὸν μέσον εἶναι. Κᾀκεῖνον δὲ ὡσαύτως τὸν τὰ πλεῖστα μέρη τῆς δικαιοσύνης ὁμολογήσαντα πεποιηκέναι, ἔπειτα μὴ θελήσαντα ἀκολουθῆσαι, ἀλλὰ ὑπὸ πλούτου ἡττηθέντα, πρὸς τὸ μὴ τέλειον γενέσθαι, καὶ τοῦτον τοῦ ψυχικοῦ γένους γεγονέναι θέλουσι. Τὸ δὲ πνευματικὸν, ἐν τῷ εἰπεῖν Ἄφες τοὺς νεκροὺς θάψαι τοὺς ἑαυτῶν νεκρούς σὺ δὲ πορευθεὶς διάγγελλε τὴν βασιλείαν τοῦ Θεοῦ καὶ ἐπὶ Ζακχαίου τοῦ τελώνου εἰπών Σπεύσας κατάβηθι, ὅτι σήμερον ἐν τῷ οἴκῳ σου δεῖ με μεῖναι τούτους γὰρ πνευματικοῦ γένους καταγγέλλουσι γεγονέναι. Questo passaggio presenta innanzitutto frasi che si riscontrano in Matteo e in Marco, ma sono assenti in Luca. La celebre frase Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato, viene citata in una forma più simile a quella di Mc. 15:34 piuttosto che Mt. 27:46. La differenza tra le due versioni, peraltro, ha una solida attestazione nella tradizione manoscritta. Le citazioni di questo materiale di Matteo e Marco sono riproposte in Ireneo in modo molto fedele. Ireneo Ὁ Θεός μου, [ὁ Θεός μου,] εἰς τί ἐγκατέλιπές με Marco 15:34 O qeòj mou Ð qeòj mou, e j t gkatšlipšj me Matteo 27:46 Qeš mou qeš mou, ƒnat me gkatšlipej Ireneo Περίλυπός ἐστιν ἡ ψυχή μου ἕως θανάτου Matteo 26:38 = Marco 14:34 ( ) Per lupòj stin ¹ yuc» mou wj qan tou ( ) Ireneo Πάτερ, εἰ δυνατὸν, παρελθέτω ἀπ ἐμοῦ τὸ ποτήριον Matteo 26:39 ( ) P ter mou, e dunatòn stin, parelq tw p' moà tõ pot»rion toàto ( ) Marco 14:36 ( ) Abba Ð pat»r, p nta dunat soi: paršnegke tõ pot»rion toàto p' moà ( ) Il detto Il figlio dell uomo non ha dove posare il capo è attestato con le stesse parole da Mt. 8:20b // Lc. 9:58b. Si trova anche in Ev. Thom. (copto), loghion 86, il quale però legge: Le volpi hanno tane e gli uccelli hanno nidi, ma gli esseri umani non hanno un posto dove stendersi e riposare. Ireneo Οὐκ ἔχει ὁ υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου ποῦ τὴν κεφαλὴν κλῖναι [κλίνῃ] Mt. 8:20 Aƒ lèpekej fwleoýj œcousin kaˆ t petein toà oùranoà kataskhnèseij, Ð d uƒõj toà nqrèpou oùk œcei poà t¾n kefal¾n kl nv Luca 9:58 kaˆ epen aùtù Ð 'Ihsoàj, Aƒ lèpekej fwleoýj œcousin kaˆ t petein toà oùranoà kataskhnèseij, Ð d uƒõj toà nqrèpou oùk œcei poà t¾n kefal¾n kl nv. 7

8 Ireneo utilizza però alcuni passaggi lucani, utilizzando materiale peculiare di Luca. Questa è una prova che Ireneo conosceva e utilizzava il vangelo di Luca indipendentemente dagli altri. Ireneo Ἀκολουθήσω σοι, ἐπίτρεψον δέ μοι πρῶτον ἀποτάξασθαι τοῖς ἐν τῷ οἴκῳ μου Οὐδεὶς ἐπ ἄροτρον τὴν χεῖρα ἐπιβαλὼν, καὶ εἰς τὰ ὀπίσω βλέπων, εὔθετός ἐστιν ἐν τῇ βασιλείᾳ [εἰς τὴν β.] τῶν οὐρανῶν Luca 9:61 ( ) 'Akolouq»sw soi, kúrie: prîton d p treyòn moi pot xasqai to j e j tõn okòn mou. Luca 9:62 epen d [prõj aùtõn] Ð 'Ihsoàj, OÙdeˆj pibalën t¾n ce ra p' rotron kaˆ blšpwn e j t Ñp sw eüqetòj stin tí basile v toà qeoà. Ireneo Ἄφες τοὺς νεκροὺς θάψαι τοὺς ἑαυτῶν νεκρούς σὺ δὲ πορευθεὶς διάγγελλε τὴν βασιλείαν τοῦ Θεοῦ Luca 9:60 ( ) Afej toýj nekroýj q yai toýj autîn nekroúj, sý d pelqën di ggelle t¾n basile an toà qeoà. Ireneo Σπεύσας κατάβηθι, ὅτι σήμερον ἐν τῷ οἴκῳ σου δεῖ με μεῖναι Luca 19:5 ( ) speúsaj kat bhqi, s»meron g r n tù o kj sou de me me nai (7) Ireneo, Adv. Haer., I, 8, 4 Moreover, that Achamoth wandered beyond the Pleroma, and received form from Christ, and was sought after by the Saviour, they declare that He indicated when He said, that He had come after that sheep which was gone astray (cfr. Lc. 15:4,8). [ ] They say, too, that Simeon, who took Christ into his arms, and gave thanks to God, and said, Lord, now lettest Thou Thy servant depart in peace, according to Thy word, (cfr. Lc. 2:28-29) was a type of the Demiurge, who, on the arrival of the Saviour, learned his own change of place, and gave thanks to Bythus. They also assert that by Anna, who is spoken of in the gospel (cfr. Lc. 2:36) as a prophetess, and who, after living seven years with her husband, passed all the rest of her life in widowhood until she saw the Saviour, and recognised Him, and spoke of Him to all, was most plainly indicated Achamoth, who, having for a little while looked upon the Saviour with His associates, and dwelling all the rest of the time in the intermediate place, waited for Him till He should come again, and restore her to her proper consort. Her name, too, was indicated by the Saviour, when He said, Yet wisdom is justified by her children (cfr. Lc. 7:35). Questo brano di Ireneo fa riferimento a passaggi che si riscontrano nel vangelo di Luca e sono caratteristici di esso. Lc. 2:25-35 è uno dei racconti dell infanzia di Gesù che presso il tempio di Gerusalemme incontra Simeone, il quale, presolo tra le sue braccia, dopo aver benedetto Dio, pronuncia un discorso poetico che è oggi noto con «Nunc dimittis» (cfr. Lc. 2:29-32), un breve inno intriso di evocazioni profetiche desunte da Is. 42:6, 49:6, 46:13 e 52:10. Ireneo nel passaggio ricorda Simeone e cita in modo letterale il primo verso del «Nunc dimittis» di Lc. 2:29. L introduzione del passo non segue pedissequamente la versione di Luca, il discorso di Ireneo è infatti diretto e non è la riproduzione letterale di Lc. 2:28, sebbene sia molto simile. Ireneo scrive che Simone prese tra le braccia Cristo, utilizzando il verbo lamb nw; Luca dice invece lo prese tra le braccia, qui il verbo impiegato è diverso, pur esperimento lo stesso concetto, dšcomai. Ma il prendere Gesù tra le braccia è espresso identicamente con e j t j gk laj. La parola gk lhj, confermata da tutta la tradizione manoscritta, ricorre soltanto in Lc. 2:28 al posto di un più ovvio brac wn e in nessun altro passo del Nuovo Testamento greco. Ireneo, quindi, prosegue dicendo: e lo ringraziò (εὐχαριστήσαντα αὐτῷ) e detto (καὶ εἰπόντα), mentre Luca scrive: e benedisse Dio (kaˆ eùlòghsen tõn qeõn) e disse (kaˆ epen). Particolarmente interessante, mi sembra, il fatto che Ireneo riporti il passo dicendo che Simeone rese grazie a lui, cioè a Gesù identificato come Dio, mentre appunto Lc. 2:28 dice che Simeone benedisse Dio, non rese grazie o benedisse direttamente Gesù. 8

9 Ireneo, Adv. Haer., I, 1,17 Συμεῶνα τὸν εἰς τὰς ἀγκάλας λαβόντα τὸν Χριστὸν, καὶ εὐχαριστήσαντα αὐτῷ, καὶ εἰπόντα «Νῦν ἀπολύεις τὸν δοῦλόν σου, δέσποτα, κατὰ τὸ ῥῆμά σου ἐν εἰρήνῃ», τύπον εἶναι τοῦ Δημιουργοῦ λέγουσιν, ὡς [ὃς] ἐλθόντος τοῦ Σωτῆρος Luca 2:28 kaˆ aùtõj dšxato aùtõ e j t j gk laj kaˆ eùlòghsen tõn qeõn kaˆ epen, Luca 2:29 Nàn polúeij tõn doàlòn sou, dšspota, kat tõ Ám sou n e r»nv: Sempre in modo indiretto Ireneo ricorda la profetessa Anna, di cui abbiamo menzione soltanto in Lc. 2:36. La versione greca non riporta il nome della profetessa in esplicito, tuttavia è chiaro dal passaggio che qui Ireneo aveva in mente il racconto di cui in Lc. 2:36-38: Ireneo, Adv. Haer., I, 1,17 Καὶ διὰ τῆς ἐν τῷ Εὐαγγελίῳ κηρυσσομένης προφήτιδος, ἑπτὰ ἔτη μετὰ ἀνδρὸς ἐζηκυίας, τὸν δὲ λοιπὸν ἅπαντα χρόνον χήρας μενούσης, ἄχρις οὗ τὸν Σωτῆρα infatti egli scrive, con parole sue, che nel vangelo è raccontato di una profetessa che dopo aver vissuto sette anni col marito rimase vedova per il resto della vita, quindi vide il Salvatore e lo riconobbe. Data la conoscenza dei vangeli da parte di Ireneo possiamo senz altro concludere che qui con ἐν τῷ Εὐαγγελίῳ egli intenda una fonte scritta. Viene quindi citato quasi letteralmente Lc. 7:35, Ma alla sapienza (sof a) è stata resa giustizia da tutti i suoi figli e Ireneo afferma che Gesù, quando pronunciò questa frase, intese rivolgersi proprio a questa profetessa. Lc. 7:35 è un passo che si riscontra anche in Mt. 11:19. La traduzione letterale del passo di Ireneo è: ed alla sapienza è stata resa giustizia dai suoi figli, rispetto a Lc. 7:35 Ireneo omette semplicemente p ntwn, lezione del resto attestata da vari codici antichi ( 6 ). La traduzione letterale di Mt. 11:19 è invece: ed alla sapienza è stata resa giustizia dalle opere, secondo i codici più antichi. Vi sono però codici, testualmente meno affidabili, che armonizzano con Lc. 7:35 ( 7 ). Ireneo, Adv. Haer., I, 1,17 καὶ ἐδικαιώθη ἡ σοφία ἀπὸ τῶν τέκνων αὐτῆς Luca 7:35 kaˆ dikaièqh ¹ sof a põ p ntwn tîn tšknwn aùtáj Matteo 11:19 kaˆ dikaièqh ¹ sof a põ tîn œrgwn aùtáj (8) Nel cap. 8 del primo libro di Adversus Haereses abbiamo una testimonianza equivocabile della conoscenza del vangelo di Giovanni da parte di Ireneo. Ireneo, infatti, parla di Giovanni, il discepolo del Signore (Ἰωάννην τὸν μαθητὴν τοῦ Κυρίου) e cita l inizio del suo vangelo che naturalmente è materiale peculiare di Giovanni che non ha alcun riscontro nel resto della letteratura canonica. Nel testo greco il passaggio è citato letteralmente da Gv. 1: p ntwn tîn tšknwn aùtáj] B W f it a,aur,b,c,e,f,ff2,(l),q vg et slav mss Ambrogio Agostino WH tîn tšknwn aùtáj] (vedi Mt. 11:19) D L Θ Ψ f al l 292,387,514,1552 it d sir c arm geo slav mss Ireneo tîn tšknwn aùtáj p ntwn] A E G H P Ξ Biz Lez j 9 secondo Ambrogio p ntwn tîn œrgwn aùtáj] (vedi Mt. 11:19) ℵ* (ℵ 2 omit p ntwn) mss greci in semetipsa] it r1 7 tîn œrgwn] ℵ B* W sir p,h cop sa(mss),bo et ro slav mss (Apollinare) mss secondo Girolamo ; NR testo,cei,riv testo,tilc,nv,nm tîn tšknwn] (vedi Lc. 7:35) B 2 C D E F G K L N X Θ Π Σ Φ f Biz Lez it a,aur,c,d,f,ff1,g1,h,l,q vg sir s,c,h(mg) cop sa(mss),mae got arm et pp,ms geo slav mss Diatessaron Ireneo lat Origene Ilario Ambrogio Girolamo Epifanio Crisostomo Agostino j; NR mg,nd,riv mg,dio p ntwn tîn tšknwn] (vedi Lc. 7:35) (2680 pc l 950 tîn tšknwn aùtáj p ntwn) it k p ntwn tîn œrgwn] (vedi Lc. 7:35) f

10 Ireneo, Adv. Haer., I, 8, 5 And he expresses himself thus: In the beginning was the Word, and the Word was with God, and the Word was God; the same was in the beginning with God. Ireneo, Adv. Haer., I, 1, 18 Ἐν ἄρχῃ ἦν ὁ Λόγος, καὶ ὁ Λόγος ἦν πρὸς τὸν Θεὸν, καὶ Θεὸς ἦν ὁ Λόγος οὗτος ἦν ἐν ἀρχῇ πρὸς τὸν Θεόν. Giovanni 1:1-2 [1] 'En rcí Ãn Ð lògoj, kaˆ Ð lògoj Ãn prõj tõn qeòn, kaˆ qeõj Ãn Ð lògoj. [2] oátoj Ãn n rcí prõj tõn qeòn (9) Ireneo procede quindi citando Gv. 1:3-4, con parole molto simili a quelle del vangelo. Anche se in Adversus Haereses i riferimenti a Giovanni non sono moltissimi, certamente Ireneo conosceva questo testo e lo utilizzava, attribuendo ad esso autorevolezza. Ireneo, Adv. Haer., I, 8, 5 All things were made by Him, and without Him was nothing made; for the Word was the author of form and beginning to all the Æons that came into existence after Him. But what was made in Him, says John, is life. Ireneo, Adv. Haer., I, 1, 18 Ἀλλὰ ὃ γέγονεν ἐν αὐτῷ, φησὶ, ζωή ἐστιν Giovanni 1:3-4 [3] p nta di' aùtoà gšneto, kaˆ cwrˆj aùtoà gšneto oùd n. Ö gšgonen [4] n aùtù zw¾ Ãn, kaˆ ¹ zw¾ Ãn tõ fîj tîn nqrèpwn (10) Altra caratteristica importante per l economia del nostro discorso è l utilizzo del vangelo di Marco. Ireneo non solo conosceva un vangelo attribuito a questo collaboratore di Pietro e Paolo (cfr. Adv. Haer., III, 1, 1) ma utilizza alcune parti di questo testo che non sono conosciute né da Matteo, né da Luca né da Giovanni. Un primo esempio è costituito dall inizio del vangelo, che viene citato letteralmente da Ireneo (l omissione di 'Ihsoà Cristoà [uƒoà qeoà] è una peculiarità di Ireneo ed Epifanio che viene segnalata dagli apparati critici di Mc. 1:1): Ireneo, Adv. Haer., lib. III, 11 Τὸ δὲ κατὰ Μάρκον ἀπὸ τοῦ προφητικοῦ Πνεύματος, τοῦ ἐξ ὕψους ἐπιόντος τοῖς ἀνθρώποις, τὴν ἀρχὴν ἐποιήσατο λέγων «Ἀρχὴ τοῦ εὐαγγελίου, ὡς γέγραπται ἐν Ἠσαΐᾳ τῷ προφήτῃ» Marco 1:1-2 [1] 'Arc¾ toà eùaggel ou 'Ihsoà Cristoà [uƒoà qeoà]. [2] Kaqëj gšgraptai n tù 'Hsav tù prof»tv, «'IdoÝ postšllw tõn ggelòn mou prõ prosèpou sou, Öj kataskeu sei t¾n ÐdÒn sou» Un esempio classico è l impiego di materiale proveniente dall episodio dell emorroissa, che si trova soltanto in Mc. 5:25-34 e in nessun altro testo canonico od apocrifo. Ireneo, Adv. Haer., I, 1, 5 Ἔτι τε ἐπὶ τῆς αἱμοῤῥούσης σαφέστατα τοῦτο δηλοῦσθαι δώδεκα γὰρ ἔτη παθοῦσαν αὐτὴν ὑπὸ τῆς τοῦ Σωτῆρος παρουσίας τεθεραπεῦσθαι, ἁψαμένην τοῦ κρασπέδου αὐτοῦ, καὶ διὰ τοῦτο εἰρηκέναι τὸν Σωτῆρα, τίς μου ἥψατο La domanda di Gesù di cui in Mc. 5:33 e in 5:31, Chi mi ha toccato?, T j mou ¼yato, ricorre con le stesse identiche parole anche nel testo di Ireneo. Adv. Haer. III, 11 e I, 1, 5 provano indiscutibilmente che Ireneo conosceva molto bene il vangelo di Marco e lo utilizzava, anche se molto meno rispetto ai vangeli di Matteo e Luca. Segnaliamo infine un passo molto importante che si è conservato soltanto nella versione latina di Adversus Haereses: Ireneo, Adv. Haer., III, 10, 5 Inoltre Marco verso la conclusione del suo Vangelo dice: Gesù dopo aver parlato loro salì al cielo e sedette alla destra del Padre. 10

11 Ireneo cita qui direttamente Marco 16:19, con un linguaggio veramente molto simile a quello che compare in tale vangelo: Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio : Marco 16:19 `O mn oân kúrioj 'Ihsoàj met tõ lalásai aùto j nel»mfqh e j tõn oùranõn kaˆ k qisen k dexiîn toà qeoà L importanza del passaggio è motivata dal fatto che l epilogo del vangelo di Marco, Mc. 16:9-20, non è contenuto nei codici più antichi e testualmente autorevoli del Nuovo Testamento, come B, א e molti altri, così i neo testamentaristi hanno da sempre ipotizzato che esso non fosse originariamente presente nelle versioni più antiche di tale vangelo. In Adv. Haer. III, 10, 5, verso il 180 d.c., dà prova di conoscere bene anche questa porzione conclusiva del vangelo. Si tratta del primo autore che cita con sicurezza questa parte del vangelo. Infatti si segnala una allusione a Mc. 16:20 in Giustino Martire ( d.c. c.a.), Apologia I, 45 ma la provenienza dal vangelo di Marco è oggetto di discussione, sebbene il lessico utilizzato da Giustino in quella frase sia identico a quello di Marco. Giustino in quel passo scrive che gli apostoli partendo da Gerusalemme predicarono dappertutto. Questa frase, nella sua breve parte conclusiva predicarono dappertutto, sembra essere una allusione a Marco 16:20: Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l accompagnavano. L utilizzo dell avverbio pantacoà nei due autori, che non è molto comune ha fatto ipotizzare ai biblisti che qui Giustino si riferisse proprio al passo perduto di Marco, ma oltre, forse, a questo elemento linguistico non vi sono prove che si possano definire inconfutabili. 9.3 Durata del ministero pubblico di Gesù Un passaggio sorprendente di Ireneo si trova in Adv. Haer , in esso si sostiene che la durata del ministero pubblico di Gesù, computata a partire dal battesimo di Giovanni ricevuto da Gesù, non fu soltanto di un anno e neppure di due o tre, ma di quasi una ventina di anni. Il brano, pervenutoci soltanto in una versione latina, afferma: Adv. Haer [4] Avendo trent anni quando fu battezzato e in seguito possedendo l età matura di un Maestro (lat. magistri), venne [Gesù] a Gerusalemme in modo che tutti potessero riconoscerlo come Maestro. Poiché Egli non sembrava una cosa mentre era un altra, come affermano coloro che lo descrivono come senza apparenza, ma quello che Egli era, quello appariva anche essere ( 8 ). Essendo un Maestro, dunque, Egli ebbe l età del Maestro, senza disprezzare o evitare ogni condizione di umanità, non tralasciò per Se stesso quella legge che Egli aveva disposto per tutta l umanità, ma santificando ogni età, da quel periodo corrispondente ad essa che apparteneva a Se stesso. Poiché Egli venne a salvare tutti attraverso se stesso tutti, dico, quelli che attraverso di lui sono rinati a Dio neonati e bambini, ragazzi, giovani e uomini anziani. Egli, quindi, attraversò ogni età, diventando un neonato per i neonati, così santificando i neonati; un bambino per i bambini, così santificando quelli che hanno questa età, diventando allo stesso tempo un esempio di pietà, giustizia e sottomissione per loro; un giovane per i giovani, diventando un esempio per i giovani e così santificando loro per il Signore. Allo stesso modo egli fu un uomo anziano per gli uomini anziani, in modo da essere un Maestro perfetto per tutti, non soltanto per l affermazione della verità, ma anche riguardo all età, santificando nello stesso tempo anche gli anziani, e diventando parimenti per loro un esempio. Quindi, in ultimo, egli si consegnò alla morte, in modo che fosse il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose ( 9 ), il Principe della Vita che esiste da prima di tutti e prosegue dopo di tutti. [5] ( ) Quando fu battezzato, Egli non aveva ancora raggiunto il trentesimo anno ma era prossimo al compimento perché così Luca, che ha menzionato i suoi anni, si è espresso: Gesù quando iniziò il ministero aveva quasi trent anni ( 10 ). Secondo questi uomini, egli predicò un anno soltanto, computato dal suo battesimo ( 11 ). Al completamento del trentesimo anno Egli soffrì, essendo così 8 Chiara affermazione in opposizione alle dottrine gnostiche e docetiste, secondo cui Gesù non si incarnò in un corpo umano in carne ed ossa, ma venne sulla terra soltanto in forma spirituale. 9 Citazione di Col. 1:18 sotto forma di allusione. 10 Citazione di Lc. 3:23. Notare la menzione esplicita dell autore del vangelo. 11 Ireneo si oppone agli eretici della scuola valentiniana che affermavano che Gesù avesse predicato esattamente dodici mesi (un anno) a partire dal suo battesimo. Il numero dodici aveva un particolare significato per i seguaci di questa dottrina, così come il numero trenta. 11

12 ancora un giovane uomo che non raggiunse mai l età avanzata. Ora, che quello stadio iniziale della sua vita abbracci trent anni e che questo si estenda fino ai quaranta, chiunque lo ammetterà. Ma dal quarantesimo anno e dal cinquantesimo un uomo inizia a reclinare nell età degli anziani, che il Signore nostro possedeva mentre stava ancora adempiendo l ufficio di Maestro, come il Vangelo e gli anziani testimoniano. Quelli che in Asia conoscevano Giovanni, il discepolo del Signore, affermavano che egli [Giovanni] trasmise loro quell informazione. Alcuni di loro, inoltre, non videro solo Giovanni ma anche gli altri apostoli e udirono da quelli lo stesso racconto e portano testimonianza alla affermazione. Cosa dovremmo dunque credere? Se quegli uomini, oppure Tolomeo ( 12 ), non videro mai gli apostoli e che non ebbero neppure nei loro sogni la benché minima traccia di un apostolo? [6] Ma, oltre a questo, quei Giudei che disputarono col Signore Gesù Cristo hanno più chiaramente indicato la stessa cosa. Infatti, quando il Signore disse loro: Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò, essi risposero: Non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abramo? ( 13 ). Ora, un simile linguaggio è applicabile soltanto a qualcuno che abbia superato l età di quaranta anni, senza che tuttavia abbia raggiunto i cinquanta, e non è lontano da questa età. Ma ad uno che ha avesse avuto soltanto una trentina di anni, avrebbero detto: Non hai ancora quarant anni e hai visto Abramo? perché coloro che avevano in animo di accusarlo di dichiarare il falso, certamente non avrebbero aumentato il numero dei suoi anni rispetto a quelli che aveva. Essi citarono un arco di tempo indubbiamente prossimo alla sua età reale, se avevano accertato quella nel pubblico registro, oppure semplicemente congetturarono l età sulla base di quel che osservavano, cioè che egli superava la quarantina di anni e che certamente egli non aveva solo trent anni di età. E improbabile che si siano sbagliati di una ventina di anni quando volevano dire che egli era più giovane dei tempi di Abramo. Infatti ciò che essi videro, lo espressero. Ed Egli non era davanti a loro un fantasma, ma un essere tangibile, in carne e sangue ( 14 ). Egli, pertanto, doveva essere prossimo alla cinquantina. E, sulla base di ciò, gli dissero: Non hai ancora cinquant anni e hai visto Abramo? Egli, dunque, non predicò per un anno solamente e non fu condannato alla sofferenza nel dodicesimo mese dell anno. ( ) L interesse di Ireneo è sostenere che la durata della predicazione pubblica di Gesù, calcolata a partire dal suo battesimo nel Giordano per opera di Giovanni Battista, fu abbondantemente superiore ad un anno: i seguaci della scuola dell eretico gnostico Valentino sostenevano infatti che Gesù predicò esattamente dodici mesi poiché dodici era un numero per loro simbolico, così come il numero trenta. In Adv. Haer , Ireneo utilizza Lc. 3:23 e Gv. 8:56-57, materiale speciale di questi vangeli, per dimostrare che Gesù aveva quasi cinquant anni quando fu ucciso, dunque la durata del suo ministero pubblico, calcolata a partire dal battesimo di Giovanni, quando Gesù aveva circa trent anni, evidentemente fu superiore ad un anno ( 15 ). Se a questi passaggi si aggiunge l informazione di Lc. 3:1 secondo cui Giovanni iniziò a battezzare lungo il Giordano nel quindicesimo anno del regno di Tiberio (29 d.c.) e si suppone nota almeno approssimativamente la data in cui ebbe inizio l impero di Tiberio, è evidente che la data della crocifissione di Gesù andrebbe spostata alla fine degli anni 40 del I secolo, ben dopo la fine della prefettura di Pilato e dell impero di Tiberio a Roma ( 16 ). Ma è realmente possibile che Ireneo pensasse che Gesù fu crocifisso quando a Roma regnava Claudio invece che Tiberio? Per contestare questo risultato assurdo, parto da due premesse: innanzitutto non vi è dubbio che Ireneo sia un autore protoortodosso, egli conosce tutti e quattro i vangeli canonici, compreso Giovanni, cita tantissime frasi in modo quasi letterale da ciascuno di essi, chiama per nome tutti e quattro gli evangelisti, è un apologeta della dottrina cattolica più classica e il suo trattato è indirizzato contro le eresie che contrastano la Chiesa. La seconda importante premessa è che in vari passaggi egli afferma che Gesù Cristo morì al tempo di Pilato, un esempio tratto proprio dal secondo libro di Adversus Haereses, lo 12 Tolomeo era un seguace della scuola gnostica di Valentino, contro cui Ireneo polemizza in Adv. Haer. 13 Citazione di Gv. 8:56-57 sotto forma di allusione. Ireneo conosce e utilizza tutti i vangeli canonici. 14 Ancora prese di posizione contro le dottrine docetiste. 15 Lc. 3:23 espressamente o implicitamente è utilizzato anche in Adv. Haer , , Per Ireneo non vi è alcun problema a ritenere che Gesù fosse prossimo all inizio del suo trentesimo anno quando fu battezzato da Giovanni. Prima di Ireneo, Lc. 3:23 è citato da Giustino, Dial. LXXXVIII. 16 Lc. 3:1 non è citato da Ireneo, né qui, né altrove. Il verso è utilizzato direttamente per la prima volta in Clemente Al., Stromati, 1.21 e in Tertulliano, Contra Marcionem, 1.19 e 4.7. Peraltro trattasi di un passo importante in quanto oltre a fissare nel quindicesimo anno di Tiberio l inizio della predicazione di Giovanni, è l unico che afferma espressamente che all epoca Pilato era governatore della Giudea. Evidentemente se il ministero pubblico di Gesù iniziò all atto del battesimo e se Giovanni iniziò a battezzare nel quindicesimo anno di Tiberio, Gesù non iniziò il suo ministero prima del quindicesimo anno di Tiberio. 12

13 stesso libro contenente il passaggio di cui sopra, si trova in Adv. Haer ( 17 ). Altri esempi si sprecano, ne cito solo alcuni: Adv. Haer , , , , o E evidente, dunque, che Ireneo è convinto che Gesù sia stato crocifisso durante il tempo in cui Pilato fu governatore della Giudea. A questo punto lo statement di Ireneo secondo cui Gesù aveva poco meno di cinquant anni quando morì è ben chiaro da dove proviene: non da una tradizione nota soltanto ad Ireneo, come sembra affermare in , ma dall esegesi di Gv. 8:56-57, che Ireneo utilizza per dimostrare la sua teoria ( 18 ). In Gv. 8:56-57, citato in Adv. Haer , i Giudei rispondono a Gesù: Non hai ancora cinquant anni e hai visto Abramo? L'interpretazione di Ireneo è che quando fu pronunciata quella frase dai Giudei, Gesù aveva realmente poco meno di cinquant anni. L obiettivo è affermare che dal battesimo, quando Gesù iniziò a predicare, a quando fu condannato, Gesù occupò lo spazio di molti anni e non uno solo, da cui l assurdità (secondo Ireneo) delle interpretazioni gnostiche che avversa. Confrontando con Lc. 3:23, secondo cui Gesù aveva trent anni quando fu battezzato da Giovanni, Ireneo ottiene lo scopo che si era prefisso: dal battesimo (inizio del ministero pubblico di Gesù) alla morte (collocata poco dopo l episodio di Gv. 8:56-57) passano una ventina di anni, per cui il ministero di Gesù durò ben più di un solo anno ( 19 ). Ma l argomentazione di Ireneo è assurda nel momento in cui si tiene conto che Lc. 3:1 riporta che Giovanni iniziò a battezzare lungo il Giordano nel quindicesimo anno del regno di Tiberio (il 29 d.c.). Sommando a questo starting point una ventina di anni, si giungerebbe al tempo di Claudio, verso il 49. Ma il mandato di Pilato finì nel 36 dopo Cristo, all incirca nello stesso periodo in cui morì l imperatore Tiberio, come affermato da Giuseppe Flavio in Ant Informazioni sulla durata del regno di Tiberio sono inoltre facilmente deducibili dagli storici romani. Secondo Giuseppe Flavio, quando Pilato giunge a Roma, destituito da Vitellio, nel frattempo Tiberio è morto, siamo quindi nel dopo Cristo. E dunque impossibile che Gesù abbia predicato così tanti anni dopo il battesimo, se questo è fissato nel quindicesimo anno di Tiberio. L unica possibilità per salvare l esegesi di Ireneo è che egli non fosse a conoscenza di Lc. 3:1, il passo riguardante il quindicesimo anno del regno di Tiberio, oppure che non sapesse che la prefettura di Pilato terminò nel 36/37, potendo così spostare in avanti la data della crocifissione di Cristo pur facendola coesistere con l epoca di Pilato. A questo risultato, tuttavia, si oppone il fatto che se da un lato Ireneo non cita mai Lc. 3:1-2, egli dovrebbe almeno conoscere i fondamenti dei racconti dell infanzia di Gesù, in particolare il Cap. 2 del vangelo di Matteo. Giustino conosce e allude alla fuga in Egitto avvenuta quando Gesù era un bambino, all episodio della strage degli innocenti e al ritorno al tempo di Archelao, di cui cita il nome ( 20 ). Se Gesù era bambino all epoca della morte di Erode ed è vissuto fino a quasi cinquant anni, bisogna concludere che superò il regno di Tiberio e morì quasi negli anni 50 del I secolo, al tempo di Claudio (asserto altamente improbabile anche in virtù della cronologia paolina). Poiché Giustino non afferma espressamente che Gesù fosse ancora un bambino quando rientrarono dall Egitto, si potrebbe in linea di principio ammettere che Ireneo pensasse che il soggiorno in Egitto fosse durato molti anni, non conoscendo tuttavia Mt. 2:21-22 in cui Gesù è ancora bambino (paid on). In alternativa, si può sempre supporre una certa ignoranza storica degli anni di regno di Erode il grande e di Archelao da parte di Ireneo. 17 Scrive Ireneo: Non è possibile enumerare tutti i doni che la Chiesa, attraverso la parola, ha ricevuto da Dio, nel nome di Gesù Cristo che fu crocifisso sotto Ponzio Pilato (Adv. Haer ). 18 Ireneo allude a sconosciuti discepoli di Giovanni che avrebbero ricevuto dal loro mastro l informazione secondo cui Gesù era anziano quando fu crocifisso. Questi discepoli avrebbero poi ricevuto conferma dagli altri apostoli della correttezza di questo dato biografico su Gesù. Mancano nomi, circostanze e fonti di questa sorprendente affermazione. 19 Per contestare la durata di un solo anno del ministero pubblico di Gesù, Ireneo in Adv. Haer ss utilizza anche le Pasque citate dal quarto vangelo: Gv. 2:23, 5:1 (in realtà qui il testo non dice che si trattasse proprio di una Pasqua, ma Ireneo la interpreta in tal senso), 6:4 e 11:55/12:1 (la Pasqua in cui Gesù fu messo a morte). E curioso anche che Ireneo alluda alle quattro feste di Pasqua e poi, subito dopo, parli di tre Pasque (forse implicitamente fa coincidere la prima con l ultima al tempo della Passione). 20 Cfr. Dial. CIII. 13

14 Se l argomentazione di Ireneo appare alquanto pretenziosa, per non dire assurda, come si interpreta allora Gv. 8:56-57 sulla base di passi come Lc. 3:1 e Lc. 3:23? L opinione di quasi tutti i biblisti è che quella riportata in Giovanni sia una frase metaforica, l autore non voleva alludere all età esatta di Gesù, che del resto poteva anche non essere nota ai suoi interlocutori, ma a una età generica di maturità della persona, parafrasando potremmo dire: non sei ancora un uomo maturo e pretendi di aver visto Abramo! ( 21 ). In conclusione: Ireneo si contraddice interpretando in modo forzato Gv. 8:56-57 e ignorando, almeno in questa circostanza, Lc. 3:1. Egli non fece riferimento ad alcuna altra fonte misteriosa concreta, se non quelle canoniche, che cita nel contesto del secondo libro di Adversus Haereses. Soltanto la non conoscenza del termine del mandato di Pilato a prefetto di Giudea, che ci è noto ad esempio attraverso Ant , oppure di Lc. 3:1 potrebbe salvare il ragionamento di Ireneo, stante le fonti che ha utilizzato e che cita. L analisi di altre fonti cristiane antiche, dimostra poi quanto fuorviante sia l interpretazione di Ireneo secondo cui Gesù morì quasi cinquantenne. Lo stesso Ireneo di Lione, come abbiamo visto, sosteneva che comunque Gesù fu crocifisso al tempo di Pilato, quindi, sulla base di Ant , al più nel 36. Di questa tradizione abbiamo traccia, oltre che nei vangeli canonici, già in Ignazio di Antiochia, un autore antichissimo, cfr. Trall. 9 e Smir. 1 ( 22 ), oltre che nel Martirio di Ignazio. Si potrebbe avanzare l ipotesi che la data della fine della prefettura di Pilato non fosse nota ad Ireneo e/o ad altri autori cristiani antichi. Ma il problema è che abbiamo attestazioni antiche della morte di Gesù Cristo al tempo di Tiberio, la fine del suo regno (37 d.c.) non poteva non essere nota nel mondo antico attraverso tante fonti extra testamentarie, qui stiamo infatti parlando non di un oscuro governatore di una provincia straniera ma di un imperatore romano ( 23 ). Per esempio Giustino ( circa) in Apologia I, 13 scrive che: Gesù Cristo ( ) fu crocifisso sotto Ponzio Pilato, governatore della Giudea al tempo del regno di Tiberio Cesare, il testo greco di nostro interesse legge: Giustino, Apologia I, 13.3 τὸν διδάσκαλόν τε τούτων γενόμενον ἡμῖν καὶ εἰς τοῦτο γεννηθέντα Ἰησοῦν Χριστόν, τὸν σταυρωθέντα ἐπὶ Ποντίου Πιλάτου, τοῦ γενομένου ἐν Ἰουδαίᾳ ἐπὶ χρόνοις Τιβερίου Καίσαρος ἐπιτρόπου, υἱὸν αὐτοῦ τοῦ ὄντως θεοῦ μαθόντες καὶ ἐν δευτέρᾳ χώρᾳ ἔχοντες, πνεῦμά τε προφητικὸν ἐν τρίτῃ τάξει ὅτι μετὰ λόγου τιμῶμεν ἀποδείξομεν ( 24 ). Apologia I di Giustino è espressamente dedicata dal suo autore all imperatore Antonino Pio, che regnò dal 138 al 161 d.c., Adversus Haereses è probabilmente stato composto attorno al 180 d.c., non molti anni dopo le persecuzioni dei cristiani nella Gallia (177 d.c.), dunque Ireneo non poteva non conoscere questa classica affermazione di Giustino. Clemente Alessandrino ( circa) scrive che l insegnamento del Signore alla sua venuta, iniziato con Tiberio e Augusto, fu completato a metà dei tempi di Tiberio ( 25 ). Altri autori che hanno accettato la data della crocifissione di Gesù Cristo al tempo di Tiberio sono Tertulliano ( circa) ( 26 ) e Origene ( circa) ( 27 ), per limitare le citazioni degli autori alla prima metà del III secolo. Volendo 21 Per brevità, a sostegno di questa interpretazione di Gv. 8:56-57 mi limito a citare l analisi in J.P. Meier, Un ebreo Marginale. Ripensare il Gesù storico, Vol. I, Queriniana, Brescia, ediz. 2006, pp , testo nel quale in nota sono riportati altri riferimenti bibliografici. Anche P. Schaff, a commento dell affermazione di Ireneo secondo cui Gesù aveva quasi cinquant anni quando fu crocifisso e della dimostrazione basata su Gv. 8:56-57, scrive: This statement is simply astounding, and might seem a providential illustration of mere tradition unsustained by the written Word. No mere tradition could be more creditably authorized than this (Ante Nicene Fathers, Vol. I, The Apostolic Fathers with Justin Martyr and Irenaeus). 22 La menzione di Pilato in questi due passaggi citati cade proprio nella cosiddetta recensione greca breve delle epistole di Ignazio di Antiochia, considerata non interpolata. 23 Tacito negli Annales, composti prima di Ireneo, parla diffusamente dell impero di Tiberio. Lo stesso tacito, del resto, riporta che Cristo fu condannato a morte al tempo di Pilato e Tiberio, cfr. Annales, Testo di E.J. Goodspeed, in: Die ältesten Apologeten, Göttingen, Vandenhoeck & Ruprecht, 1915, Stromati, Clemente di Alessandria, tra l altro, pensava che il ministero di Gesù dopo il battesimo fosse durato un anno soltanto, proprio il contrario di quel che Ireneo vuole dimostrare. 26 Si veda ad es. il capitolo 21 dell Apologeticum. 27 Contra Celsum,

15 salvare a tutti i costi l interpretazione di Ireneo, forse l unica possibilità ci è offerta nello spostare di diversi anni indietro nel tempo la data di nascita di Gesù, che verebbe a cadere non più verso la fine del regno di Erode il grande ma un copsicuo numero di anni prima: andrebbe in particolare supposto che il periodo in cui Gesù soggiornò in Egitto con la propria famiglia sia stato molto più lungo da quanto si evince in Mt. 2:21. Ireneo conosce e cita Mt. 2:13 e 2:15 ( 28 ) senza riferire se Gesù ritornò al tempo di Archelao e quanti anni rimase in Egitto, prima di Ireneo Giustino ( 29 ) conosce questi versi di Matteo e menziona del rientro sotto Archelao, senza tuttavia affermare espressamente che Gesù era ancora un bambino quando rientrò dall Egitto. Naturalmente, poi, si deve presupporre la non conoscenza da parte di Ireneo e/o Giustino del passo chiave di Lc. 3:1-2 ( 30 ). 9.4 Conclusioni Data la complessità e vastità di Adversus Haereses, l analisi dei paralleli con i vangeli canonici è stata limitata ad alcuni passaggi, i più significativi, di tale opera, tuttavia sufficienti per delineare un profilo chiaro di questo autore. Ireneo è il primo, dopo Papia di Gerapoli ( 31 ), a conoscere e citare i nomi dei quattro evangelisti, egli utilizza materiale proveniente da tutti e quattro e i vangeli canonici, talvolta si tratta di materiale comune, altre volte, invece, di materiale peculiare a uno specifico evangelista. Oltre a conoscere e utilizzare soprattutto il vangelo di Matteo, del quale è difesa persino l interpretazione di Isaia 7:14 ( 32 ), Ireneo cita e utilizza quello di Luca, ma vi sono prove certe dell utilizzo di Marco e di Giovanni. In una occasione Ireneo cita persino un passo proveniente dal finale spurio del vangelo di Marco (cfr. III, 10, 5). Egli conferiva una speciale autorità a questi quattro vangeli, mai riconosciuta loro da alcun altro autore cristiano a lui precedente, come prova il passaggio III, 11, 1-7 di Adversus Haereses. Ireneo utilizza sotto forma di allusione oppure di citazione esplicita le frasi, che cita molto spesso con grande fedeltà. Vi sono persino prove dell utilizzo di passi dell Apocalisse ( 33 ). Ma Ireneo utilizza abbondantemente anche le epistole paoline e pseudo-paoline, al contrario di Giustino martire che aveva segnato un momento di rifiuto del testo di queste epistole rispetto alla letteratura del periodo apostolico. I biblisti si sono a lungo interrogati sul motivo per cui Giustino non utilizza mai materiale e/o frasi dell epistolario paolino nelle Apologie o nel Dialogo con Trifone, mentre Ireneo se ne riappropria e ne fa largo uso. Una spiegazione che gode di molto credito è legata all attività dell eretico Marcione, il quale aveva costituito un suo canone contenente le epistole di Paolo e il vangelo di Luca, depurati di diverse frasi giudicate filogiudaiche. Paolo, dunque, era uno degli autori preferiti di Marcione, la cui setta fu attiva dalla metà del II secolo in poi. Il non utilizzo di materiale paolino da parte di Giustino, che scrisse Apologia I tra il 150 e il 160, mentre stava prendendo piede il fenomeno marcionita, può essere interpretato come un ostracismo nei confronti di un autore a cui si ispirava il rivale Marcione. Nel suo libro I Cristianesimi perduti, Bart D. Ehrman scrive: Si noti inoltre che mentre Giustino non cita mai Paolo, Ireneo lo fa largamente. Alcuni studiosi hanno pensato che questo sia stato un tentativo da parte di Ireneo di strappare Paolo dalle mani degli eretici, visto che l apostolo era molto amato non solo dai marcioniti ma anche dagli gnostici. ( 34 ) 28 Adv. Haer Dial. CIII. 30 Il passo è attestato da tutti i mss. e non vi sono varianti significative ai fini di questa analisi. 31 In un frammento citato da Eusebio di Cesarea, Hist. Eccl., Cfr. Mt. 1:22-23, che cita Is. 7:14 secondo la LXX, e la polemica almah parqšnoj. 33 Si veda ad esempio Adv. Haer., I, 26, 3 (cfr. Ap. 2:6) e Adv. Haer., II, 31, 3 (cfr. Ap. 12:4). 34 Bart D. Ehrman, I Cristianesimi perduti. Apocrifi, sette ed eretici nella battaglia per le Sacre Scritture, trad. it. di L. Argentieri, Carocci, Roma, 2006 (prima edizione in lingua inglese del 2003), pag

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