IL λόγος STORICO ED ERODOTO. Per saperne di più. Ridere da stolto L ANELLO DI POLICRATE

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1 L ANELLO DI POLICRATE 733 convocati gli Indiani chiamati Callati quelli che mangiano i genitori, alla presenza dei Greci che comprendevano quanto veniva detto attraverso un interprete, chiese loro in cambio di quali ricchezze avrebbero accettato di bruciare con il fuoco i padri morti. I Callati, gridando forte, esortarono Dario a non pronunciare parole empie. Le usanze sono fatte così: e mi sembra che Pindaro fosse nel giusto quando diceva che «l usanza» è «regina del mondo». Per saperne di più Ridere da stolto In III 28 Erodoto raccontava che Cambise si era fatto portare l uomo che gli Egiziani credevano essere il dio Api ricomparso fra loro e lo aveva colpito mortalmente con un pugnale: appunto per il crimine ai danni di Api «Cambise, come raccontano gli Egiziani, impazzì immediatamente, lui che già prima non era assennato». Seguono la rievocazione dei suoi delitti contro il fratello Smerdi e contro la sorella/sposa e il ricordo di altre follie perpetrate contro i Persiani: ad esempio colpisce al cuore con una freccia il figlio del dignitario Pressaspe per dimostrare che il vino non gli ha condizionato la mira; tenta di colpire Creso che lo ha esortato a essere «padrone di se stesso». La violazione delle tombe a Menfi e l ingresso nel tempio di Efesto/Ptah e nel santuario dei Cabiri, con l incendio delle statue di questi demoni di origine microasiatica, rappresentano gli ultimi atti di un elenco di misfatti compiuti da colui che Erodoto ci prospetta come il modello di un modo perverso di porsi di fronte alle altre culture e ai loro dèi non meno che di fronte al proprio popolo. Dileggio e irrisione scandiscono i moti di un istinto irresistibilmente trascinato a violare principî etici e immagini sacre, culti e memorie: il successore di Ciro sul trono persiano ride all indirizzo dei sacerdoti egiziani dopo aver ferito Api (29, 1 γελάσας), ride e diventa euforico quando scopre che la freccia che ha scagliato contro il figlio di Pressaspe si è andata a conficcare nel cuore (35, 3 γελάσαντα καὶ περιχαρῆ), deride a lungo (37, 2 πολλά... κατεγέλασε) la statua di Ptah (che gli appare buffa se non grottesca: un nano con la testa calva e la barba diritta), leva motti di scherno (37, 3 κατασκώψας) verso le immagini dei Cabiri prima di incendiarle. Altra faccia della ὕβρις e della follia, il riso di scherno verso «le cose sacre e le tradizioni religiose» (divinità, riti, usanze) suscita l esplicita condanna di Erodoto. T. 5 L anello di Policrate Le vicende che nell ultimo trentennio del VI secolo portarono Policrate, potente tiranno di Samo, ad abbandonare l alleanza con Amasi, il faraone egiziano della XVII dinastia (cfr. I 30, 1 T4), e a passare dalla parte di Cambise, il re persiano succeduto a Ciro il Grande, offrono a Erodoto l occasione per arricchire con spunti novellistici la sua esposizione storica. Rovesciando i dati effettivi, egli inserisce un racconto che costituisce una sorta di aition del passaggio del tiranno dal re egiziano al re persiano: nella sua esposizione è Amasi che decide di lasciare Policrate, troppo fortunato e immancabile futuro bersaglio dello φθόνος θεῶν, per non essere poi lui stesso travolto nella rovina. Amasi, nei panni del saggio ammonitore, di fronte alla incessante buona sorte dell alleato, lo convince a privarsi della cosa che ha più preziosa, per procurarsi un dispiacere che interrompa la sua inconcussa felicità e, anticipandola, impedisca l invidia divina. Quando però l anello gettato in mare viene miracolosamente recuperato nel ventre di un pesce e riportato al tiranno, Amasi, informato di tali accadimenti da una lettera di Policrate, capisce che per quanto un uomo possa ingegnarsi non può sfuggire al suo destino. Si vede dunque con quanta abilità Erodoto abbia utilizzato un racconto tradizionale intorno ad un oggetto prezioso o miracoloso, perduto e ritrovato inaspettatamente, per mettere in evidenza uno dei principi tipici della Grecia arcaica come lo φθόνος θεῶν e l ineluttabilità del destino.

2 734 ERODOTO La lettera di Amasi a Policrate Erodoto III III 40 [1] Καί κως τὸν Ἄμασιν εὐτυχέων μεγάλως ὁ Πολυκράτης οὐκ ἐλάνθανε, ἀλλά οἱ τοῦτ ἦν ἐπιμελές. Πολλῷ δὲ ἔτι πλέονός οἱ εὐτυχίης γινομένης γράψας ἐς βυβλίον τάδε ἐπέστειλε ἐς Σάμον «Ἄμασις Πολυκράτεϊ ὧδε λέγει. [2] Ἡδὺ μὲν πυνθάνεσθαι ἄνδρα φίλον καὶ ξεῖνον εὖ πρήσσοντα, ἐμοὶ δὲ αἱ σαὶ μεγάλαι εὐτυχίαι οὐκ ἀρέσκουσι, τὸ θεῖον ἐπισταμένῳ ὡς ἔστι φθονερόν. Καί κως βούλομαι καὶ αὐτὸς καὶ τῶν ἂν κήδωμαι τὸ μέν τι εὐτυχέειν τῶν πρηγμάτων, τὸ δὲ προσπταίειν, καὶ οὕτω διαφέρειν τὸν αἰῶνα ἐναλλὰξ πρήσσων ἢ εὐτυχέειν τὰ πάντα [3] οὐδένα γάρ κω λόγῳ οἶδα ἀκούσας ὅστις ἐς τέλος οὐ κακῶς ἐτελεύτησε πρόρριζος, εὐτυχέων τὰ πάντα. Σύ νυν ἐμοὶ πειθόμενος ποίησον πρὸς τὰς εὐτυχίας τοιάδε. [4] Φροντίσας τὸ ἂν εὕρῃς ἐόν τοι πλείστου ἄξιον καὶ ἐπ ᾧ σὺ ἀπολομένῳ μάλιστα τὴν ψυχὴν ἀλγήσεις, τοῦτο ἀπόβαλε οὕτω ὅκως μηκέτι ἥξει ἐς ἀνθρώπους. Ἤν τε μὴ ἐναλλὰξ ἤδη τὠπὸ τούτου αἱ εὐτυχίαι τοι τῇσι πάθησι προσπίπτωσι, τρόπῳ τῷ ἐξ ἐμέο ὑποκειμένῳ ἀκέο». III 40, 1 εὐτυχέων ὁ Πουκράτης: della notevole potenza di Policrate, che aveva occupato numerose isole e aveva sconfitto e fatto prigionieri i Lesbii, Erodoto aveva parlato nel capitolo precedente. - ἀλλά ἐπιμελές: «ma ciò gli procurava inquietudine». Il senso proprio di μέλω (di ignota etimologia) è quello di «darsi pensiero», «preoccuparsi di». - πολλῷ γινομένης: «diventando a lui la fortuna molto più grande; πλέονος è forma ionica per πλείονος. - γράψας ἐς βυβλίον: «avendo scritto su un foglio di papiro», dunque «avendo scritto una lettera». La comunicazione epistolare (Policrate scriverà a sua volta ad Amasi) è, per il tempo, abbastanza eccezionale e dato che, come si vede dal contenuto, essa presuppone la conoscenza della sorte di Policrate, è una evidente, felice, invenzione. - Ἄμασις λέγει: formula incipitaria frequente nella comunicazione da parte dei sovrani. 2 ἄνδρα πρήσσοντα: «che un amico e ospite abbia successo», εὖ πρήσσω (= πράττω) significa «sto bene», «ho fortuna». Il rapporto Amasi-Policrate è presentato come un rapporto di amicizia e di ospitalità, dunque di natura interpersonale. - τὸ θεῖον φθονερόν: «sapendo che la divinità è invidiosa». Frequente la costruzione per cui il soggetto dell oggettiva (τὸ θεῖον) è fatto oggetto del verbo reggente (ἐπισταμένῳ, participio attributivo concordato con il precedente ἐμοί). Le parole di Amasi ripetono quasi alla lettera la risposta di Solone a Creso in I 32, 1 (v. T3 p. 727). L invidia degli dèi, che presuppone una concezione della divinità come sostanzialmente ostile all uomo, è, in origine, a-morale e solo la successiva riflessione cercherà di collegarla ad un precedente peccato di ὕβρις da parte dell uomo. - καὶ αὐτός ἂν κήδομαι: «sia io stesso, sia coloro che mi stanno a cuore»; τῶν vale come pronome relativo. - τὸ δὲ προσπταίειν: «in qualche altra (correlativo al precedente τὸ μέν τι τῶν πραγμάτων) fallire»; προσπταίω è propriamente «inciampare»: naturale qui il suo significato traslato che lo oppone a εὐτυχεῖν. - διαφέρειν τὰ πάντα: «trascorrere la vita con fortune alterne più che avere sorte favorevole in tutte le cose»; l espressione διαφέρειν τὸν αἰῶνα significa «passare la vita», mentre il verbo πράττω (ionico πρήσσω) con avverbio ha valore intransitivo: ἐναλλὰξ πράττω «sto in modo alterno», «ho alterna fortuna». 3 οὐδένα ὅστις: «non conosco ancora nessuno, per averne udito parlare, che»; λόγῳ è dativo strumentale. - οὐ κακῶς πρόρριζος: «non sia fini- to male, scalzato nelle radici»; pare improbabile che πρόρριζος «dalle radici» (πρό e ῥίζα) alluda, come alcuni intendono, all assenza di figli (perché mai dovrebbero essere «radici» e non se mai «rami» dell albero?): si tratta piuttosto di un immagine che caratterizza la caduta, senza possibilità di ristabilimento, come di una pianta che, giacendo orizzontalmente, presenta le radici davanti a sé. - πρὸς τὰς εὐτυχίας: «contro gli eventi fortunati», dunque: «a bilanciare i successi». 4 τὸ ἂν εὕρῃς ἀλγήσεις: «ciò che eventualmente tu trovi essere per te di più valore e per la cui perdita soprattutto soffriresti nell animo»; ἀλγεῖν ἐπί τινι è «soffrire per qualcosa». - ὅκως ἐς ἀνθρώπους: «(in modo) che non possa più comparire tra gli uomini»; ὅκως (= ὅπως) consecutivo è costruito qui con il futuro ἥξει (da ἥκω). - Ἤν τε προσπίπτωσι: «e se in seguito (τὠπὸ τούτου) non ancora tali fortune si verificheranno alternativamente con le sventure»; τὠπό è crasi per τὸ ἀπό. Il senso generale del periodo appare chiaro, ma il testo è assai incerto nella tradizione manoscritta. - τρόπῳ ἀκέο: «rimedia (ancora) nel modo che ti è stato da me suggerito»; ἀκέο è imperativo ionico di ἀκέομαι.

3 L ANELLO DI POLICRATE 735 Policrate dà ascolto all amico e si priva dell anello III 41 [1] Ταῦτα ἐπιλεξάμενος ὁ Πολυκράτης καὶ νόῳ λαβὼν ὥς οἱ εὖ ὑπετίθετο ὁ Ἄμασις, ἐδίζητο ἐπ ᾧ ἂν μάλιστα τὴν ψυχὴν ἀσηθείη ἀπολομένῳ τῶν κειμηλίων, διζήμενος δ εὕρισκε τόδε. Ἦν οἱ σφρηγὶς τὴν ἐφόρεε χρυσόδετος, σμαράγδου μὲν λίθου ἐοῦσα, ἔργον δὲ ἦν Θεοδώρου τοῦ Τηλεκλέος Σαμίου. [2] Ἐπεὶ ὦν ταύτην οἱ ἐδόκεε ἀποβαλεῖν, ἐποίεε τοιάδε πεντηκόντερον πληρώσας ἀνδρῶν ἐσέβη ἐς αὐτήν, μετὰ δὲ ἀναγαγεῖν ἐκέλευε ἐς τὸ πέλαγος ὡς δὲ ἀπὸ τῆς νήσου ἑκὰς ἐγένετο, περιελόμενος τὴν σφρηγῖδα πάντων ὁρώντων τῶν συμπλόων ῥίπτει ἐς τὸ πέλαγος. Τοῦτο δὲ ποιήσας ἀπέπλεε, ἀπικόμενος δὲ ἐς τὰ οἰκία συμφορῇ ἐχρῆτο. III 41, 1 ἐπ ᾧ ἂν τῶν κειμηλίων: «la cosa, tra i suoi tesori, per la cui perdita più si sarebbe addolorato nell animo»; ἀσαόμαι è verbo denominativo rispetto ad ἄση, in cui l idea di «saziarsi», connessa all aoristo omerico ἆσαι, si orienta verso quella di «sentire disgusto», «sentire pena profonda»; τῶν κειμηλίων è partitivo: κειμήλιον è sostantivo derivato da κεῖμαι Immagini topiche e significa «ciò che si conserva e resta fermo» (in opposizione a beni «che si muovono», come greggi, armenti, ecc.), dunque «tesoro» di ogni genere. - σφρηγὶς ἐοῦσα: «un sigillo, che portava di solito, incastonato in oro e fatto di pietra smeraldo». Anche l elsa della spada di Antimenide, il fratello di Alceo, era definita χρυσοδέτα (fr. 350, 2); σμαράγδου λίθου L anello in mare Il gesto simbolico del lancio dell anello in mare ha avuto diverse interpretazioni: una delle più fortunate è quella che lo interpreta come un atto rituale di «matrimonio col mare», che anche i dogi veneziani avrebbero ereditato da Policrate (D. Asheri). è genitivo di materia. - ἔργον Σαμίου: «era opera di Teodoro di Telecle, samio». Teodoro era, oltre che incisore, anche architetto e scultore e aveva inventato alcune tecniche per la fusione dei metalli. 2 ἐς τὸ πέλαγος: «in mare aperto»; πέλαγος è per questo significato distinto tanto da θάλαττα, nome per così dire comune del mare, quanto da πόντος che designa il mare in quanto elemento attraversabile. - περιελόμενος τὴν σφρηγῖδα: «sfilatosi l anello». Il movimento implica un avvitamento (περι-). - πάντων τῶν συμπλόων: «sotto gli occhi di tutti coloro che navigavano insieme con lui». Genitivo assoluto. - συμφορῇ ἐχρῆτο: «la sentiva come una disgrazia», e dunque: «si addolorava». Una pesca prodigiosa III 42, 1 Πέμπτῃ ἢ ἕκτῃ ἡμέρῃ: «dopo quattro o cinque giorni»: nelle espressioni di tempo di questo tipo, presenti anche in latino, nella traduzione italiana il numerale ordinale va diminuito di un unità (letteralmente «nel quinto o sesto giorno»). - τάδε οἱ γενέσθαι: III 42 [1] Πέμπτῃ δὲ ἢ ἕκτῃ ἡμέρῃ ἀπὸ τούτων τάδε οἱ συνήνεικε γενέσθαι. Ἀνὴρ ἁλιεὺς λαβὼν ἰχθὺν μέγαν τε καὶ καλὸν ἠξίου μιν Πολυκράτεϊ δῶρον δοθῆναι. Φέρων δὴ ἐπὶ τὰς θύρας Πολυκράτεϊ ἔφη ἐθέλειν ἐλθεῖν ἐς ὄψιν, χωρήσαντος δέ οἱ τούτου ἔλεγε διδοὺς τὸν ἰχθύν [2] «Ὦ βασιλεῦ, ἐγὼ τόνδε ἑλὼν οὐκ ἐδικαίωσα φέρειν ἐς ἀγορήν, καίπερ ἐὼν ἀποχειροβίοτος, ἀλλά μοι ἐδόκεε σέο τε εἶναι ἄξιος καὶ τῆς σῆς ἀρχῆς «avvenne che gli capitarono queste cose», «gli accadde questo». - ἠξίου δοθῆναι: «ritenne degno che fosse donato a Policrate»; μιν sta per αὐτόν. - χωρήσαντος δέ οἱ τούτου: «essendogli questo riuscito». L uso assoluto di χωρέω ha significato di «riuscire»; οἱ sta per αὐτῷ. 2 οὐκ ἐδικαίωσα ἐς ἀγορήν: «non ritenni giusto portarlo al mercato»; ἀγορή (= -ρά) è qui «piazza del mercato», «mercato». - καίπερ ἀποχειροβίοτος: «per quanto io viva del lavoro delle mie mani». L aggettivo ἀποχειροβίοτος tornerà, dopo Erodoto,

4 736 ERODOTO σοὶ δή μιν φέρων δίδωμι». Ὁ δὲ ἡσθεὶς τοῖσι ἔπεσι ἀμείβεται τοῖσδε «Κάρτα τε εὖ ἐποίησας καὶ χάρις διπλῆ τῶν τε λόγων καὶ τοῦ δώρου καί σε ἐπὶ δεῖπνον καλέομεν». [3] Ὁ μὲν δὴ ἁλιεὺς μέγα ποιεύμενος ταῦτα ἤιε ἐς τὰ οἰκία. Τὸν δὲ ἰχθὺν τάμνοντες οἱ θεράποντες εὑρίσκουσι ἐν τῇ νηδύϊ αὐτοῦ ἐνεοῦσαν τὴν Πολυκράτεος σφρηγῖδα [4] ὡς δὲ εἶδόν τε καὶ ἔλαβον τάχιστα, ἔφερον κεχαρηκότες παρὰ τὸν Πολυκράτεα, διδόντες δέ οἱ τὴν σφρηγῖδα ἔλεγον ὅτεῳ τρόπῳ εὑρέθη. Τὸν δὲ ὡς ἐσῆλθε θεῖον εἶναι τὸ πρῆγμα, γράφει ἐς βυβλίον πάντα τὰ ποιήσαντά μιν οἷα καταλελάβηκε, γράψας δὲ ἐς Αἴγυπτον ἐπέθηκε. in Senofonte e Luciano. - ἡσθεὶς τοῖσι ἔπεσι: «contento per queste parole»; ἥδομαι implica lieta soddisfazione per le lusinghiere espressioni del suddito. Forse a Policrate ha fatto particolarmente piacere essere apostrofato con il titolo di βασιλεύς, lui che si era impadronito di Samo con una rivolta. - χάρις διπλῆ: «a te va doppia gratitudine». 3 μέγα ποιεύμενος ταῦτα: «considerando gran cosa quell invito» (ποιεύμενος = ποιούμενος): μέγα ποιεῖσθαι ha, come al solito, valore estimativo. - ἐν τῇ νηδύϊ: «nel ventre». Il termine designa genericamente tanto lo stomaco quanto l intestino o il ventre femminile. 4 ἔφερον χεχαρηκότες: «lo portava- no pieni di gioia». - Τὸν δέ τὸ πρῆγμα: «e lui, appena gli venne in mente che la cosa era divina». Si affaccia subito alla mente del tiranno l origine prodigiosa del fenomeno. - πάντα καταλελάβηκε: «tutte le cose che aveva fatto e quali gli erano capitate»; καταλαμβάνω (la forma di perfetto λελάβηκα è frequente in Erodoto, invece di εἴληφα) vale qui per «capitare». Fine di un amicizia III 43 [1] Ἐπιλεξάμενος δὲ ὁ Ἄμασις τὸ βυβλίον τὸ παρὰ τοῦ Πολυκράτεος ἧκον, ἔμαθε ὅτι ἐκκομίσαι τε ἀδύνατον εἴη ἀνθρώπῳ ἄνθρωπον ἐκ τοῦ μέλλοντος γίνεσθαι πρήγματος καὶ ὅτι οὐκ εὖ τελευτήσειν μέλλοι Πολυκράτης εὐτυχέων τὰ πάντα, ὃς καὶ τὰ ἀποβάλλοι εὑρίσκει. [2] Πέμψας δέ οἱ κήρυκα ἐς Σάμον διαλύεσθαι ἔφη τὴν ξεινίην. Τοῦδε δὲ εἵνεκεν ταῦτα ἐποίεε, ἵνα μὴ συντυχίης δεινῆς τε καὶ μεγάλης Πολυκράτεα καταλαβούσης αὐτὸς ἀλγήσειε τὴν ψυχὴν ὡς περὶ ξείνου ἀνδρός. III 43, 1 ὅτι ἐκκομίσαι πρήγματος: «che era impossibile per un uomo sottrarre un altro uomo al destino che deve per lui realizzarsi». L ottativo εἴη è obliquo, come il successivo μέλλοι. - οὐκ εὖ Πολυκράτης: «non sarebbe finito bene». - ὃς εὑρίσκει: «lui che trovava anche le cose che gettava via». Fortuna letteraria 2 διαλύεσθαι τὴν ξενίην: «annunciava di sciogliere il patto di ospitalità». Secondo la maggioranza degli storici moderni (nonostante Diodoro I 25 sia sulla stessa linea di Erodoto) è più probabile che a cambiare alleato sia stato Policrate, preoccupato che i Persiani coinvolgessero Samo nelle loro mire sull Egitto. - ἵνα μή ἀνδρός: «affinché, quando una terribile e grande sventura avesse colpito Policrate, non dovesse egli stesso soffrirne nell animo, come per un ospite». In Erodoto Amasi ha tratti antieroici: anche questa sua volontà di non soffrire rientra nel profilo erodoteo del personaggio. L anello di Policrate: Schiller e Leopardi Puoi leggere on line la Ballata di F. Schiller «L anello di Policrate» insieme a una pagina dello Zibaldone, in cui Leopardi accenna al «dogma dell invidia degli dèi». Quando nel 1797 Schiller comincia a scrivere le Ballate, L anello di Policrate è tra le prime a essere composta. Fonte ne è Erodoto, ma il poeta tedesco apporta alla scena alcune modifiche. Egli immagina, tra Policrate e Amasi, un dialogo a Samo, nel castello del tiranno. Mentre Amasi sta via via manifestando i suoi timori, la ininterrotta felicità di Policrate si rivela attraverso tre consecutivi annunci di successi: l uccisione del suo più pericoloso nemico; il rientro, carico di preda, della flotta a Samo; la distruzione, ad opera di una tempesta, della terribile flotta cretese. Quando anche l anello viene ritrovato miracolosamente, Amasi, sgomento, dichiara di non poter più restare ospite ed amico di uno che gli dei vogliono chiaramente rovinare «e rapido fu a bordo».

5 DEMOCEDE: UN MEDICO ALLA CORTE DI RE DARIO 737 T. 6 Policrate viene ucciso a tradimento Gli ammonimenti di Amasi, faraone d Egitto, all ospite Policrate, non erano riusciti a distogliere il tiranno dalle sue mire di dominio: egli aveva così accettato di recarsi a Magnesia, dove Orete avrebbe dovuto mettergli a disposizione le sue ricchezze, che, con l inganno, gli aveva fatto credere essere enormi. Puoi leggere l episodio. T. 7 Democede: un medico alla corte di re Dario Atossa, la regina curata da Democede. Come abbiamo visto nel passo precedente, nel suo ultimo viaggio verso la morte che Orete gli ha tramato, Policrate porta con sé, tra i molti accompagnatori, «anche Democede, figlio di Callifonte, di Crotone [ ] un medico che praticava la sua arte meglio di tutti i suoi contemporanei» (III, 125). Quando Dario salì al potere, dopo anni di torbidi e rivolte successivi alla morte di Cambise, riuscì a vendicare la morte di Policrate, eliminando il potente satrapo Orete, che da Sardi reggeva i distretti di Frigia, Lidia e Ionia. I suoi beni vennero così portati a Susa e, appunto, tra i suoi schiavi c era Democede. Le vicende che porteranno questo medico a divenire potente alla corte di Dario hanno indubbi tratti novellistici (ascesa di un personaggio dalle catene alla reggia, dall estrema umiliazione alla più sfolgorante fortuna e potenza), di chiara derivazione orientale (si sono ricordate le novelle della Bibbia con protagonisti Giuseppe, Esther, Daniele, ecc.), ma la presenza di un crotoniate in Persia, per lo più di un medico, si accorda con dati storici in nostro possesso che attestano la presenza di Greci in Persia nel periodo di Dario; in seguito altri medici greci avranno una posizione simile a corte (si possono ricordare Apollonide di Coo e Ctesia di Cnido). Peraltro Erodoto avrà potuto attingere a testimonianze orali di Crotoniati, e forse addirittura di discendenti di Democede, in occasione del suo soggiorno a Turii. Gli eventi narrati, che presuppongono un periodo di pace, dopo che Dario ha faticosamente ripristinato l ordine nell impero, si collocano cronologicamente negli anni intorno al 520 a.c. Ritratti Il medico Democede «Accanto alla matematica, musica e astronomia, anche la medicina trovò posto negli interessi della scuola filosofica. Erodoto ci racconta la storia di grande interesse del medico Democede di Crotone, il cui padre era stato sacerdote di Asclepio a Cnido. La sua grande fama di medico lo portò ad Egina, ad Atene, alla corte di Policrate a Samo e da ultimo a quella di Dario a Susa, dove grazie alla guarigione di una slogatura al piede del re e poi di un ulcera al petto della regina Atossa, mise in ombra i medici egiziani e si cercò di trattenerlo a forza, così che alla fine egli doveva fuggire per ritornare finalmente nella sua patria. Nulla sappiamo sull ambito e il tipo delle sue conoscenze medico-scientifiche se non che egli istituiva un rapporto tra attitudini spirituali e fisiche, che insieme crescono e diminuiscono nell uomo». [W. Nestle, Vom Mythos zum Logos, Stuttgart 1942, 109]

6 738 ERODOTO Erodoto III Un incidente di caccia III 129 [1] Ἀπικομένων δὲ καὶ ἀνακομισθέντων τῶν Ὀροίτεω χρημάτων ἐς τὰ Σοῦσα, συνήνεικε χρόνῳ οὐ πολλῷ ὕστερον βασιλέα Δαρεῖον ἐν ἄγρῃ θηρῶν ἀποθρῴσκοντα ἀπ ἵππου στραφῆναι τὸν πόδα [2] καί κως ἰσχυροτέρως ἐστράφη ὁ γάρ οἱ ἀστράγαλος ἐξεχώρησε ἐκ τῶν ἄρθρων. Νομίζων δὲ καὶ πρότερον περὶ ἑωυτὸν ἔχειν Αἰγυπτίων τοὺς δοκέοντας εἶναι πρώτους τὴν ἰητρικήν, τούτοισι ἐχρᾶτο. Οἱ δὲ στρεβλοῦντες καὶ βιώμενοι τὸν πόδα κακὸν μέζον ἐργάζοντο. [3] Ἐπ ἑπτὰ μὲν δὴ ἡμέρας καὶ ἑπτὰ νύκτας ὑπὸ τοῦ παρεόντος κακοῦ ὁ Δαρεῖος ἀγρυπνίῃσι εἴχετο. Τῇ δὲ δὴ ὀγδόῃ ἡμέρῃ ἔχοντί οἱ φλαύρως οἷα δὴ παρακούσας τις πρότερον ἔτι ἐν Σάρδισι τοῦ Κροτωνιήτεω Δημοκήδεος τὴν τέχνην ἐπαγγέλλει τῷ Δαρείῳ ὁ δὲ ἄγειν μιν τὴν ταχίστην παρ ἑωυτὸν ἐκέλευσε. Τὸν δὲ ὡς ἐξεῦρον ἐν τοῖσι Ὀροίτεω ἀνδραπόδοισι ὅκου δὴ ἀπημελημένον, παρῆγον ἐς μέσον πέδας τε ἕλκοντα καὶ ῥάκεσι ἐσθημένον. III 129, 1 Ἀπικομένων ἐς τὰ Σοῦσα: «Giunti e trasportati i beni di Orete a Susa»: ἀπικομένων = ἀφ-, Ὀροίτεω = Ὀροίτου (gen. ionico). Orete era stato ucciso per ordine di Dario, grazie all abile stratagemma di Bageo e i cospicui beni erano stati appunto trasportati nella capitale persiana, perché fossero a disposizione di Dario. - συνήνεικε ὕστερον: «accadde, non molto tempo dopo»: συμφέρω, qui usato impersonalmente, ha il valore di «avvenire», «accadere». - ἐν ἄγρῃ θηρῶν: «a caccia di animali selvatici»: era un frequente esercizio alla corte persiana, come Immagini topiche testimonia Senofonte. - στραφῆναι τὸν πόδα: «si slogò un piede»: στραφῆναι è inf. aor. pass. di στρέφω, con l accusativo di relazione τὸν πόδα. 2 ὀ γάρ οἱ ἐκ τῶν ἄρθρων: «a lui (οἱ = αὐτῷ) l astragalo uscì fuori dall articolazione». Si è dunque trattato propriamente di una lussazione. - Νομίζων: qui vale «avendo la consuetudine di», che è il significato originario del verbo: il significato estensivo-opinativo di «ritenere» presuppone l idea di «ritenere, basandosi sul fatto che di solito è così». - Αἰγυπτίων τὴν Giuseppe viene chiamato presso il Faraone La casuale convocazione del medico Democede al cospetto del re Dario, lui che in un primo tempo era stato ospite di Policrate a Samo, poi precipitato nel baratro della schiavitù sotto Orete e in seguito alla corte di Susa, ricorda la vicenda di Giuseppe che leggiamo nella Genesi. Giuseppe, tradito dai suoi fratelli e venduto schiavo, si trova abbandonato nelle prigioni del faraone, prima che il capo dei coppieri, un tempo suo compagno di prigionia, si ricordi delle sue qualità (la capacità di interpretare i sogni) e induca il sovrano a mandarlo a chiamare. Da lì inizierà l ascesa di Giuseppe, che diventerà braccio destro del faraone, così come Democede verrà assunto al rango di consigliere del re. Genesi, 41, 9-14: Allora il capo dei coppieri parlò al faraone: «Io devo ricordare oggi le mie colpe. Il faraone si era adirato contro i suoi servi e li aveva messi in carcere nella casa del capo delle guardie, me e il capo dei panettieri. Noi facemmo un sogno nella stessa notte, io e lui; ma avemmo ciascuno un sogno con un significato particolare. Ora era là con noi un giovane ebreo, schiavo del capo delle guardie; noi gli raccontammo i nostri sogni ed egli ce li interpretò, dando a ciascuno spiegazione del suo sogno. Proprio come ci aveva interpretato, così avvenne: io fui restituito alla mia carica e l altro fu impiccato». Allora il faraone convocò Giuseppe. Lo fecero uscire in fretta dal sotterraneo ed egli si rase, si cambiò gli abiti e si presentò al faraone. ἰητρικήν: «quelli fra gli Egiziani che erano ritenuti essere i primi nell arte medica»; τὴν ἰητρικήν è accusativo di relazione. L Egitto faceva parte dell impero persiano dopo la conquista di Cambise. - στρεβλοῦντες ἐργάζοντο: «storcendo e agendo con forza sul piede aggravavano il male». La medicina egiziana godeva di grande prestigio nell antichità, ma forse più nell ambito oculistico che ortopedico. 3 Ἐπ ἑπτά: il numero sette è tipico delle scansioni temporali della novella. - ἀγρυπνίῃσι εἴχετο: «era angustiato dall impossibilità di prendere sonno»: ἀγρυπνία è propriamente la condizione di chi non dorme in casa sua, ma nell ἀγρός, evidentemente prendendo malamente o per nulla sonno: di qui il significato di «veglia», favorito peraltro dalla falsa etimologia che lo spiegava come composto di ἀγρέω e ὕπνος. - οἷα δή ἐν Σάρδισι: «uno, in quanto aveva udito anche prima a Sardi», dunque quando Democede era presso Orete. La frase appare anacolutica: ἔχοντί οἱ (= αὐτῷ) φλαύρως è retto da ἐπαγγέλλει, ma il verbo, distante dal participio dativo, è seguito da τῷ Δαρείῳ. La situazione è analoga a quella raccontata nella storia di Giuseppe in Genesi 41, 9-14 (vedi nota di approfondimento). - ὅκου δὴ ἀπημελημένον: «in quanto gettato in un angolo»; ὅκου (come anche talvolta l attico ὅπου) ha valore causale. - ῥάκεσι ἐσθημένον: «vestito di stracci»; ἐσθημένον è part. perf. di ἕννυμι. La rappresentazione sottolinea la condizione dell uomo che è giunto al punto più basso della sua fortuna, così che più inaspettata e fulminea risulti la sua successiva risalita: è un meccanismo solito nella novella (ma si veda anche l Odissea di Omero).

7 DEMOCEDE: UN MEDICO ALLA CORTE DI RE DARIO 739 La moglie di Putifarre insidia Giuseppe che non cede alle sue lusinghe. Da una miniatura del XIV secolo. A cospetto del re Dario III 130 [1] Σταθέντα δὲ ἐς μέσον εἰρώτα ὁ Δαρεῖος τὴν τέχνην εἰ ἐπίσταιτο ὁ δὲ οὐκ ὑπεδέκετο, ἀρρωδέων μὴ ἑωυτὸν ἐκφήνας τὸ παράπαν τῆς Ἑλλάδος ᾖ ἀπεστερημένος. [2] Κατεφάνη δὲ τῷ Δαρείῳ τεχνάζειν ἐπιστάμενος, καὶ τοὺς ἀγαγόντας αὐτὸν ἐκέλευσε μάστιγάς τε καὶ κέντρα παραφέρειν ἐς τὸ μέσον. Ὁ δὲ ἐνθαῦτα δὴ ὦν ἐκφαίνει, φὰς ἀτρεκέως μὲν οὐκ ἐπίστασθαι, ὁμιλήσας δὲ ἰητρῷ φλαύρως ἔχειν τὴν τέχνην. [3] Μετὰ δὲ ὥς οἱ ἐπέτρεψε, Ἑλληνικοῖσι ἰήμασι χρεώμενος καὶ ἤπια μετὰ τὰ ἰσχυρὰ προσάγων ὕπνου τέ μιν λαγχάνειν ἐποίεε καὶ ἐν χρόνῳ ὀλίγῳ ὑγιέα μιν ἐόντα ἀπέδεξε, οὐδαμὰ ἔτι ἐλπίζοντα ἀρτίπουν ἔσεσθαι. [4] Δωρέεται δή μιν μετὰ ταῦτα ὁ Δαρεῖος πεδέων χρυσέων δύο ζεύγεσι ὁ δέ μιν ἐπείρετο εἴ οἱ διπλήσιον τὸ κακὸν ἐπίτηδες νέμει, ὅτι μιν ὑγιέα ἐποίησε. Ἡσθεὶς δὲ τῷ ἔπεϊ ὁ Δαρεῖος ἀποπέμπει μιν παρὰ τὰς ἑωυτοῦ γυναῖκας παράγοντες δὲ οἱ εὐνοῦχοι ἔλεγον πρὸς τὰς γυναῖκας ὡς βασιλέϊ οὗτος εἴη ὃς τὴν ψυχὴν ἀπέδωκε. [5] Ὑποτύπτουσα δὲ αὐτέων ἑκάστη φιάλῃ τοῦ χρυσοῦ ἐς τὴν θήκην ἐδωρέετο Δημοκήδεα οὕτω δή τι δαψιλέϊ δωρεῇ ὡς τοὺς ἀποπίπτοντας ἀπὸ τῶν φιαλέων στατῆρας ἑπόμενος ὁ οἰκέτης τῷ οὔνομα ἦν Σκίτων ἀνελέγετο καί οἱ χρῆμα πολλόν τι χρυσοῦ συνελέχθη. III 130, 1 Σταθέντα ὁ Δαρεῖος: «A lui che stava in piedi nel mezzo Dario chiedeva»: Σταθέντα è part. aor. passivo con significato intransitivo. - εἰ ἐπίσταιτο: «se conosceva»: è ottativo obliquo. - ἀρρωδέων μή ᾖ ἀπεστερημένος: «temendo che, una volta rivelatosi (ἐκφήνας è da ἐκφαίνω), venisse privato completamente della Grecia»: che Democede, una volta affermatosi a corte desideri rientrare a Crotone lo vedremo bene in seguito; che i medici venissero spesso sequestrati da corti straniere quando si erano resi famosi lo si vede all inizio di questo libro a proposito della sorte del medico egiziano finito lontano dai suoi, alla corte di Ciro: ma qui questo timore appare quanto meno prematuro, viste le condizioni senza prospettiva in cui versa Democede. 2 Κατεφάνη ἐπιστάμενος: «A Dario parve chiaro che simulava, pur conoscendo (l arte)». - μάστιγάς τε ἐς τὸ μέσον: «di portare, mettendole bene in vista, staffili e pungiglioni»: gli strumenti di tortura sono messi in bella vista per dissuadere Democede dal proseguire nel suo atteggiamento ostruzionistico nei confronti di Dario. - φάς τὴν τέχνην: «dicendo di non conoscere con esattezza l arte ma, avendo frequentato un medico, di averne cognizioni superficiali»; φάς è in attico frequentemente sostituito con φάσκων; evidente l opposizione fra ἀτρεκέως ἐπίστασθαι e φλαύρως ἔχειν. 3 ὥς οἱ ἐπέτρεψε: «dopo che (Dario) gli si affidò». - Ἑλληνικοῖσι ἰήμασι: i medicamenti greci si contrappongono alle precedenti cure dei medici egiziani. - ἤπια προσάγων: «applicando cure blande, dopo quelle forti»: rovesciando dunque la terapia rispetto a quella egiziana. - ὕπνου λαγχάνειν: «riacquistare il sonno». - ὑγιέα ἀπέδεξε: «fece sì che tornasse sano». - ἀρτίπουν ἔσεσθαι: «che avrebbe avuto il piede mobile»: ἄρτι- nei composti conserva spesso l originario valore di «giusto», «che cade a tempo debito»; il significato temporale di ἄρτι è successivo. 4 Δωρέεται ζεύγεσι: «Dario, dopo di ciò, gli fa dono di due coppie di ceppi d oro»: δωρέομαι τινί τινα = lat. dono aliquem aliqua re; δύο è qui indeclinabile (come sempre in Omero). Democede deve aver visto in questo una metafora della sua prigione dorata, che lo tiene lontano da Crotone. - εἴ οἱ διπλήσιον νέμει: «se a bella posta raddoppiava il suo male»: è un interrogativa indiretta, con il verbo (νέμει) che, come è norma, mantiene il presente della forma interrogativa diretta. - ἡσθείς: «rallegrato», da ἥδομαι. - παρὰ τὰς ἑωυτοῦ γυναῖκας εὐνοῦχοι: l harem e gli eunuchi sono elementi fissi delle corti dei re orientali. - τὴν ψυχὴν ἀπέδωκε: «aveva restituito la vita»: l espressione è volutamente amplificata per stimolare la reazione delle donne a essere generose con il medico. 5 Ὑποτύπτουσα ἐς τὴν θήκην: «facendo pressione con la coppa» e dunque: «affondando la coppa nello scrigno d oro». - οὕτω δή δωρεῇ: «con una così ricca generosità». - στατῆρας: lo statere persiano era la moneta altrimenti nota come «darico». - οἱ χρῆμα συνελέχθη: «mise insieme una grande fortuna», οἱ è dativo d agente.

8 740 ERODOTO Gli antefatti III 131 [1] Ὁ δὲ Δημοκήδης οὗτος ὧδε ἐκ Κρότωνος ἀπιγμένος Πολυκράτεϊ ὡμίλησε. Πατρὶ συνείχετο ἐν τῇ Κρότωνι ὀργὴν χαλεπῷ τοῦτον ἐπείτε οὐκ ἐδύνατο φέρειν, ἀπολιπὼν οἴχετο ἐς Αἴγιναν. Καταστὰς δὲ ἐς ταύτην πρώτῳ ἔτεϊ ὑπερεβάλετο τοὺς ἄλλους ἰητρούς, ἀσκευής περ ἐὼν καὶ ἔχων οὐδὲν τῶν ὅσα περὶ τὴν τέχνην ἐστὶ ἐργαλήια. [2] Καί μιν δευτέρῳ ἔτεϊ ταλάντου Αἰγινῆται δημοσίῃ μισθοῦνται, τρίτῳ δὲ ἔτεϊ Ἀθηναῖοι ἑκατὸν μνέων, τετάρτῳ δὲ ἔτεϊ Πολυκράτης δυῶν ταλάντων. Οὕτω μὲν ἀπίκετο ἐς τὴν Σάμον, καὶ ἀπὸ τούτου τοῦ ἀνδρὸς οὐκ ἥκιστα Κροτωνιῆται ἰητροὶ εὐδοκίμησαν [3] (ἐγένετο γὰρ ὦν τοῦτο ὅτε πρῶτοι μὲν Κροτωνιῆται ἰητροὶ ἐλέγοντο ἀνὰ τὴν Ἑλλάδα εἶναι, δεύτεροι δὲ Κυρηναῖοι. Κατὰ τὸν αὐτὸν δὲ τοῦτον χρόνον καὶ Ἀργεῖοι ἤκουον μουσικὴν εἶναι Ἑλλήνων πρῶτοι). III 131, 1 Ὁ δὲ Δημοκήδης οὗτος: l attacco «Orbene, questo nostro Democede» prelude ad una rapida sintesi delle vicende che hanno portato il medico alla corte di Dario. Crotone era colonia achea fondata alla fine dell VIII secolo a.c. - Πολυκράτει ὁμίλησε: «entrò in contatto con Policrate»: del potente tiranno di Samo abbiamo visto la vicenda nelle pagine precedenti. - Πατρὶ συνείχετο: «era afflitto dal padre»; συνέχω ha spesso al passivo valore di «essere oppresso», «essere schiacciato» ed è costruito con il dativo. - οἴχετο ἐς Αἴγιναν: «se ne andava ad Egina». Alcune fonti riferiscono che nell isola si sposò. - καὶ ἔχων ἐργαλήια: «e non avendo nessuno di quegli strumenti che servono per esercitare l arte». 2 ταλάντου μισθοῦνται: «gli Egineti lo stipendiano a spese pubbliche per un talento l anno». Dunque, già nella seconda metà del VI secolo ci sono medici «condotti» pagati dalla comunità: a meno che Erodoto non estenda automaticamente al passato quel che è consueto ai suoi giorni. - καὶ ἀπό τούτου εὐδοκίμησαν: «e a partire da lui i medici crotoniati ebbero non poca fama»: la scuola medica di Crotone aveva ricevuto impulso dalla fiorente scuola pitagorica di Alcmeone, Filolao e altri. Se di Crotone era famosa la salubrità dell aria e l efficacia della dieta, che tanti famosi atleti aveva prodotto, poco si sa della successiva notizia dell eccellenza della scuola di Cirene, cui, in connessione con Apollo, accenna Pindaro (Pitica V 63 s.). 3 καὶ Ἀργεῖοι πρῶτοι: «anche gli Argivi avevano fama di essere i primi tra i Greci nella musica»: ἀκούω ha qui il senso di «godere fama» (cioè: «sentir parlare di sé»). Argivo era Sacada, di epoca arcaica, e dell Argolide, in tempi più vicini a Erodoto, Laso di Ermione, che le notizie antiche mettono in rapporto con Atene e indicano come maestro di Pindaro. La frase parentetica, considerata autentica da alcuni editori, viene dai più ritenuta una tarda interpolazione. III 132, 1 ὁμοτράπεζος βασιλέϊ: «commensale del re»: anche Senofonte (Anabasi I 8, 15) conosce questo titolo onorifico persiano, cui Erodoto (IV 14, 4) allude con σύσσιτος, termine di evidente simile formazione. - πλήν τε τοῦ: «tranne che una cosa, il fatto di». In una gabbia dorata III 132 [1] Τότε δὴ ὁ Δημοκήδης ἐν τοῖσι Σούσοισι ἐξιησάμενος Δαρεῖον οἶκόν τε μέγιστον εἶχε καὶ ὁμοτράπεζος βασιλέϊ ἐγεγόνεε, πλήν τε ἑνός, τοῦ ἐς Ἕλληνας ἀπιέναι, πάντα τἆλλά οἱ παρῆν. [2] Καὶ τοῦτο μὲν τοὺς Αἰγυπτίους ἰητρούς, οἳ βασιλέα πρότερον ἰῶντο, μέλλοντας ἀνασκολοπιεῖσθαι ὅτι ὑπὸ Ἕλληνος ἰητροῦ ἑσσώθησαν, τούτους βασιλέα παραιτησάμενος ἐρρύσατο τοῦτο δὲ μάντιν Ἠλεῖον Πολυκράτεϊ ἐπισπόμενον καὶ ἀπημελημένον ἐν τοῖσι ἀνδραπόδοισι ἐρρύσατο. Ἦν δὲ μέγιστον πρῆγμα Δημοκήδης παρὰ βασιλέϊ. 2 μέλλοντας ἀνασκολοπιεῖσθαι: «destinati a essere impalati». La tremenda punizione era tipica nel mondo persiano. - βασιλέα παραιτησάμενος: «avrebbe chiesto grazia al re». È stata notata la frequenza di esempi di solidarietà tra colleghi (specie tra filosofi) nelle fonti gre- che. - Πολυκράτει ἐπισπόμενος: «che aveva accompagnato Policrate», quando il tiranno si recò da Orete, che l avrebbe ucciso. - ἦν δὲ μέγιστον πρῆγμα: «era cosa preziosa», cioè: «godeva di altissima stima».

9 DEMOCEDE: UN MEDICO ALLA CORTE DI RE DARIO 741 La regina è colpita da un tumore III 133 [1] Ἐν χρόνῳ δὲ ὀλίγῳ μετὰ ταῦτα τάδε ἄλλα συνήνεικε γενέσθαι. Ἀτόσσῃ τῇ Κύρου μὲν θυγατρί, Δαρείου δὲ γυναικὶ ἐπὶ τοῦ μαστοῦ ἔφυ φῦμα, μετὰ δὲ ἐκραγὲν ἐνέμετο πρόσω. Ὅσον μὲν δὴ χρόνον ἦν ἔλασσον, ἡ δὲ κρύπτουσα καὶ αἰσχυνομένη ἔφραζε οὐδενί, ἐπείτε δὲ ἐν κακῷ ἦν, μετεπέμψατο τὸν Δημοκήδεα καί οἱ ἐπέδεξε. [2] Ὁ δὲ φὰς ὑγιέα ποιήσειν ἐξορκοῖ μιν ἦ μέν οἱ ἀντυπουργήσειν ἐκείνην τοῦτο τὸ ἂν αὐτῆς δεηθῇ, δεήσεσθαι δὲ οὐδενὸς τῶν ὅσα ἐς αἰσχύνην ἐστὶ φέροντα. III 133, 1 ἐπὶ τοῦ μαστοῦ ἔφυ φῦμα: «si sviluppò un tumore sul seno»: ἔφυ φῦμα è involontaria figura etimologica. Si sarà evidentemente trattato di qualcosa di benigno. - ἐκραγέν πρόσω: «essendo scoppiato (ἐκρήγνυμι) si diffondeva». - ἦν ἔλασσον: «era piccolo». Non si tratta del cosiddetto «comparativo assoluto»: semplicemente si vuol dire che era «più piccolo» di quanto sarebbe poi diventato. - κρύπτουσα καὶ αἰσχυνομένη: «nascondendolo e avendone vergogna»: si tratta del pudore femminile per la sede del tumore. - ἐν κακῷ ἦν: «si venne a trovare in cattive condizioni». 2 φὰς ὑγιέα ποιήσειν: «dopo averle assicurato che l avrebbe guarita». - ἐξορ- κοῖ μιν φέροντα: «e le fa giurare che avrebbe ricambiato con ciò che le avesse chiesto, ma che non avrebbe chiesto nulla di quelle cose che comportano disonore»; ἦ è frequente particella asseverativa che introduce giuramenti; δέομαι è costruito prima con il genitivo della persona (αὐτῆς), poi con quello della cosa (οὐδενός); ἐστὶ φέροντα è pressoché equivalente a φέρει. Confidenze coniugali III 134, 1 διδαχθεῖσα: «istruita» da Democede. Le ragioni di Atossa suggeritele da Democede non possono non trovare Dario consenziente: avendo un grande potere non può non trovare giusto estendere il suo dominio e realizzare imprese che lo facciano riconoscere «un vero uomo»; che, d altra parte, sia per lui conveniente tenere impegnati i sudditi con la guerra, evitando che, nell ozio, possano costituire per lui un pericolo è principio che Erodoto fa esporre alla regina e che risponde a una communis opinio dei politici greci. Però Dario rimanda la spedizione in Grecia che ad arte la regina gli suggeriva, provvedendo a mandare prima degli osservatori (e in questa occasione ci sarà la fuga di Democede): dun- III 134 [1] Ὡς δὲ ἄρα μιν μετὰ ταῦτα ἰώμενος ὑγιέα ἀπέδεξε, ἐνθαῦτα δὴ διδαχθεῖσα ὑπὸ τοῦ Δημοκήδεος ἡ Ἄτοσσα προσέφερε ἐν τῇ κοίτῃ Δαρείῳ λόγον τοιόνδε «Ὦ βασιλεῦ, ἔχων δύναμιν τοσαύτην κάτησαι, οὔτε τι ἔθνος προσκτώμενος οὔτε δύναμιν Πέρσῃσι. [2] Οἰκὸς δέ ἐστι ἄνδρα καὶ νέον καὶ χρημάτων μεγάλων δεσπότην φαίνεσθαί τι ἀποδεικνύμενον, ἵνα καὶ Πέρσαι ἐκμάθωσι ὅτι ὑπ ἀνδρὸς ἄρχονται. Ἐπ ἀμφότερα δέ τοι φέρει ταῦτα ποιέειν, καὶ ἵνα σφέων Πέρσαι ἐπίστωνται ἄνδρα εἶναι τὸν προεστεῶτα καὶ ἵνα τρίβωνται πολέμῳ μηδὲ σχολὴν ἄγοντες ἐπιβουλεύωσί τοι. [3] Νῦν γὰρ ἄν τι καὶ ἀποδέξαιο que come prima cosa egli organizzerà una spedizione in Scizia. Non è naturalmente sfuggito quanto di eziologico è contenuto in questo dialogo notturno, di intimità famigliare, a spiegare l origine della spedizione contro la Grecia: c è dunque una donna alla radice della guerra, così come una donna, anche se con diversa responsabilità, sta all origine della guerra omerica. - κάτησαι: «te ne stai inoperoso»: κάθημαι ha non di rado questo valore figurato. - οὔτε τι Πέρσῃσι: l acquisizione di un popolo è incremento che va a vantaggio dei Persiani tutti. 2 Οἰκὸς δέ ἐστι: «invece è naturale»: οἰκός (= attico ἐοικός) è propriamente un participio perfetto neutro. - φαίνεσθαί τι ἀποδεικνύμενον: «si faccia vedere realizzare qualcosa». - ἵνα καί ἄρχονται: «affinché anche i Persiani imparino che sono governati da un vero uomo»; ἀνήρ ha qui il suo significato più pregnante. - ἐπ ἀμφότερα δέ τοι φέρει: «ti giova in due sensi». - καὶ ἵνα σφέων τὸν προεστεῶτα: «e affinché i Persiani sappiano che è un uomo colui che ne è a capo»; σφέων è retto da προεστεῶτα (part. perf. di προίστημι). - σχολὴν ἄγοντες: «standosene in ozio», «avendo tempo a disposizione e agio». 3 Νῦν γάρ ἔργον: «ora infatti potresti proprio realizzare qualche impresa»:

10 742 ERODOTO ἔργον, ἕως νέος εἶς ἡλικίην αὐξομένῳ γὰρ τῷ σώματι συναύξονται καὶ αἱ φρένες, γηράσκοντι δὲ συγγηράσκουσι καὶ ἐς τὰ πρήγματα πάντα ἀπαμβλύνονται». [4] Ἡ μὲν δὴ ταῦτα ἐκ διδαχῆς ἔλεγε ὁ δ ἀμείβετο τοῖσδε. «Ὦ γύναι, πάντα ὅσα περ αὐτὸς ἐπινοέω ποιήσειν εἴρηκας. Ἐγὼ γὰρ βεβούλευμαι ζεύξας γέφυραν ἐκ τῆσδε τῆς ἠπείρου ἐς τὴν ἑτέρην ἤπειρον ἐπὶ Σκύθας στρατεύεσθαι. Καὶ ταῦτα ὀλίγου χρόνου ἔσται τελεύμενα». [5] Λέγει Ἄτοσσα τάδε «Ὅρα νυν, ἐπὶ Σκύθας μὲν τὴν πρώτην ἰέναι ἔασον οὗτοι γάρ, ἐπεὰν σὺ βούλῃ, ἔσονταί τοι. Σὺ δέ μοι ἐπὶ τὴν Ἑλλάδα στρατεύεσθαι ἐπιθυμέω γὰρ λόγῳ πυνθανομένη Λακαίνας τέ μοι γενέσθαι θεραπαίνας καὶ Ἀργείας καὶ Ἀττικὰς καὶ Κορινθίας. Ἔχεις δὲ ἄνδρα ἐπιτηδεότατον ἀνδρῶν πάντων δέξαι τε ἕκαστα τῆς Ἑλλάδος καὶ κατηγήσασθαι, τοῦτον ὅς σεο τὸν πόδα ἐξιήσατο». [6] Ἀμείβεται Δαρεῖος «Ὦ γύναι, ἐπεὶ τοίνυν τοι δοκέει τῆς Ἑλλάδος ἡμέας πρῶτα ἀποπειρᾶσθαι, κατασκόπους μοι δοκέει Περσέων πρῶτον ἄμεινον εἶναι ὁμοῦ τούτῳ τῷ σὺ λέγεις πέμψαι ἐς αὐτούς, οἳ μαθόντες καὶ ἰδόντες ἐξαγγελέουσι ἕκαστα αὐτῶν ἡμῖν καὶ ἔπειτα ἐξεπιστάμενος ἐπ αὐτοὺς τρέψομαι». Ταῦτα εἶπε καὶ ἅμα ἔπος τε καὶ ἔργον ἐποίεε. ἂν ἀποδέξαιο è potenziale. - αὐξομένῳ αἰ φρένες: «insieme con il corpo che cresce crescono anche le qualità dell animo». Il principio pitagorico dell ἁρμονία ha profondamente influenzato anche le scuole mediche. - καὶ ἐς τά ἀπαμβλύνονται: «e si ottundono verso ogni iniziativa». 4 ἐκ διδαχῆς: è uguale al διδαχθεῖσα precedente. - πάντα ὅσα εἴρηκας: «hai detto tutte le cose che io stesso ho in animo di fare». - ἐγὼ γὰρ βεβούλευμαι στρατεύεσθαι: «sono infatti deciso a gettare un ponte da questo all altro continente e fare una spedizione contro gli Sciti». - ἔσται τελεύμενα: «saranno realizzate». Erodoto ed Eschilo interpretano come III 135, 1 Ἐπείτε γὰρ τάχιστα: «Non appena», introduce la temporale della precedenza immediata (lat. ut primum). - ὕβρις la volontà di congiungere ciò che la natura e il dio hanno voluto separato. 5 Ὅρα νυν ἔασον: «Prestami ora attenzione, rinuncia ad andare in primo luogo contro gli Sciti»: τὴν πρώτην è avverbiale. - ἔσονταί σοι: «potranno essere tuoi». Pare quasi che Erodoto voglia sottolineare la sicurezza fuori luogo dei grandi imperi, quando affrontano popoli in qualche misura più arretrati: l esito della campagna scitica sarà infatti disastroso. - Σὺ δέ μοι στρατεύεσθαι: «Fa per me una spedizione contro la Grecia»: μοι è dativo di interesse, più che dativo etico; στρατεύεσθαι è infinito con valore di imperativo. - λόγῳ πυνθανομένη: «informata da quanto ho sentito». Certo, notizie sulla Laconia, Missione esplorativa: obiettivo Grecia ὅκως τε μὴ διαδρήσεται: «e (di preoccuparsi) che Democede non sfuggisse loro»: ὅκως + futuro (qui, di διαδιδράσκω) sot- Argo, Attica, Corinto, Atossa può averne avute anche prima dell invio di osservatori in Grecia da parte di Dario. - ἄνδρα κατηγήσασθαι: «come uomo più di ogni altro adatto a mostrarti ogni cosa della Grecia e a guidarti»; δέξαι (aoristo ionico di δείκνυμι) è infinito limitativo retto dal superlativo ἐπιτηδεότατον. 6 ἐπεὶ τοίνυν τοι δοκέει: «dal momento che ti pare opportuno». - οἱ μαθόντες ἡμῖν: «che dopo essersi informati e aver visto riferiranno di loro a noi ogni cosa»; ἐξαγγελέουσι è futuro. - ἐξεπιστάμενος: «avendo esaurienti conoscenze». - καὶ ἅμα ἐποίεε: «e contemporaneamente fece parole e azione», cioè: «diede realizzazione immediata alle sue parole». ΙΙΙ 135 [1] Ἐπείτε γὰρ τάχιστα ἡμέρη ἐπέλαμψε, καλέσας Περσέων ἄνδρας δοκίμους πεντεκαίδεκα ἐνετέλλετό σφι ἑπομένους Δημοκήδεϊ διεξελθεῖν τὰ παραθαλάσσια τῆς Ἑλλάδος, ὅκως τε μὴ διαδρήσεταί σφεας ὁ Δημοκήδης, ἀλλά μιν πάντως ὀπίσω ἀπάξουσι. [2] Ἐντειλάμενος tintende un verbum curandi. 2 ὅκως ἐξηγησάμενος ἥξει: «(lo

11 DEMOCEDE: UN MEDICO ALLA CORTE DI RE DARIO 743 δὲ τούτοισι ταῦτα, δεύτερα καλέσας αὐτὸν Δημοκήδεα ἐδέετο αὐτοῦ ὅκως ἐξηγησάμενος πᾶσαν καὶ ἐπιδέξας τὴν Ἑλλάδα τοῖσι Πέρσῃσι ὀπίσω ἥξει δῶρα δέ μιν τῷ πατρὶ καὶ τοῖσι ἀδελφεοῖσι ἐκέλευε πάντα τὰ ἐκείνου ἔπιπλα λαβόντα ἄγειν, φὰς ἄλλα οἱ πολλαπλήσια ἀντιδώσειν πρὸς δὲ ἐς τὰ δῶρα ὁλκάδα οἱ ἔφη συμβαλέεσθαι πλήσας ἀγαθῶν παντοίων, τὴν ἅμα οἱ πλεύσεσθαι. [3] Δαρεῖος μὲν δή, δοκέειν ἐμοί, ἀπ οὐδενὸς δολεροῦ νόου ἐπηγγέλλετό οἱ ταῦτα Δημοκήδης δὲ δείσας μή εὑ ἐκπειρῷτο Δαρεῖος, οὔτι ἐπιδραμὼν πάντα τὰ διδόμενα ἐδέκετο, ἀλλὰ τὰ μὲν ἑωυτοῦ κατὰ χώρην ἔφη καταλείψειν, ἵνα ὀπίσω σφέα ἀπελθὼν ἔχῃ, τὴν μέντοι ὁλκάδα, τήν οἱ Δαρεῖος ἐπαγγέλλεται ἐς τὴν δωρεὴν τοῖσι ἀδελφεοῖσι, δέκεσθαι ἔφη. Ἐντειλάμενος δὲ καὶ τούτῳ ταῦτα ὁ Δαρεῖος ἀποστέλλει αὐτοὺς ἐπὶ θάλασσαν. λέεσθαι: «disse che avrebbe contribuito ai doni». - ὁλκάδα: ὁλκάς è una nave da carico che Dario fa riempire (πλήσας da πίμλημι) di ogni bene. - τὴν ἅμα οἱ πλεύσεσθαι: «che avrebbe navigato con lui». 3 δοκέειν ἐμοί: «a mio parere»: è un infinito assoluto. - ἀπ οὐδενός νόου: «senza alcuna cattiva intenzione». - μή ἑο Δαρεῖος: «(temendo) che Dario volesse metterlo alla prova»: ἀποπειράομαι (cfr. πεῖρα) è costruito con il genitivo (εὑ è ionico epico per οὗ = αὑτοῦ). - οὔτι ἐπιδραμών: «per niente in fretta»: il partici- pio di ἐπιτρέχω ha spesso, anche in attico, il significato di «senza riflettere», «su due piedi». - ἵνα ὀπίσω ἔχῃ: «perché, una volta ritornato, li ritrovasse»: Democede è ingannevole, Dario invece, come pensa Erodoto, sincero. - ἐντειλάμενος ταῦτα: «avendo dato anche a lui queste disposizioni»: ταῦτα non è insostenibile, alludendo alle disposizioni che Dario ha dato in ordine alla nave da carico, ma appare preferibile ταὐτά, «le stesse» disposizioni date ai suoi uomini, senza, ovviamente, le raccomandazioni a prestare attenzione a Democede. Fuga a Crotone pregò) dopo aver esposto e mostrato ai Persiani tutta la Grecia, di ritornare indietro». Dario chiede cioè al medico di rientrare in Persia, una volta compiuta la missione esplorativa. Il costrutto con δέομαι + futuro è anche della prosa attica. - δῶρα ἀδελφοῖσι: «come doni per suo padre e i suoi fratelli»: è appositivo di ἔπιπλα «suppellettili». - φὰς ἄλλα ἀντιδώσειν: «dicendo che le avrebbe rimpiazzate con altre più numerose»: la promessa ha evidentemente lo scopo di indurre Democede a rientrare in Persia. - πρὸς δέ: ha valore avverbiale: «e in aggiunta». - ἔφη συμβα- III 136, 1 καὶ Φοινίκης ἐς Σιδῶνα πόλιν: «e precisamente a Sidone di Fenicia». - καὶ γαυλόν: «anche una nave mercantile»: si tratta della stessa imbarcazione prima chiamata ὁλκάς. Γαυλός è il nome di parecchi recipienti a forma tondeggiante e quando esso definisce vascelli dallo scafo arrotondato, pare preferibile come raccomandavano già i grammatici antichi (cfr. Erodiano 1, 156) la forma con accento ritratto γαῦλος. L apparente origine fenicia dell imbarcazio- ΙΙΙ 136 [1] Καταβάντες δὲ οὗτοι ἐς Φοινίκην καὶ Φοινίκης ἐς Σιδῶνα πόλιν αὐτίκα μὲν τριήρεας δύο ἐπλήρωσαν, ἅμα δὲ αὐτῇσι καὶ γαυλὸν μέγαν παντοίων ἀγαθῶν παρεσκευασμένοι δὲ πάντα ἔπλεον ἐς τὴν Ἑλλάδα. Προσίσχοντες δὲ αὐτῆς τὰ παραθαλάσσια ἐθηεῦντο καὶ ἀπεγράφοντο, ἐς ὃ τὰ πολλὰ αὐτῆς καὶ ὀνομαστὰ θεησάμενοι ἀπίκοντο τῆς Ἰταλίης ἐς Τάραντα. [2] Ἐνθαῦτα δὲ ἐκ Κρηστώνης τῆς Δημοκήδεος Ἀριστοφιλίδης τῶν Ταραντίνων ὁ βασιλεὺς τοῦτο μὲν τὰ πη- ne non è determinante a individuare un origine semitica del termine, che può spiegarsi con etimologia indoeuropea. - προσίσχοντες ἀπεγράφοντο: «volgendo la prora a terra, osservavano le (sue) località costiere e le disegnavano». - ἐς ὅ ἐς Τάραντα: «finché, dopo aver ben osservato la maggior parte e i più famosi luoghi giunsero a Taranto in Italia». L espressione τῆς Ἰταλίης ἐς Τάραντα è analoga alla precedente Φοινίκης ἐς Σιδῶνα (il genitivo ha funzione partitiva). 2 ἐκ Κρηστώνης τῆς Δημοκήδεος: pare da preferirsi la lezione ἐκ ῥῃστώνης τῆς Δημοκήδεος «per volontà di favorire Democede». - Ἀριστοφιλίδης ὁ βασιλεύς: «Aristofilide, tiranno dei Tarentini»: βασιλεύς non sembra diverso da τύραννος. È vero che la monarchia, nella spartana Taranto parrebbe naturale, ma a Sparta i re erano due. - τοῦτο μέν νεῶν: «da un lato sciolse i timoni delle navi persiane»: τοῦτο μέν è correlativo del

12 744 ERODOTO δάλια παρέλυσε τῶν Μηδικέων νεῶν, τοῦτο δὲ αὐτοὺς τοὺς Πέρσας εἶρξε ὡς κατασκόπους δῆθεν ἐόντας. Ἐν ᾧ δὲ οὗτοι ταῦτα ἔπασχον, ὁ Δημοκήδης ἐς τὴν Κρότωνα ἀπικνέεται ἀπιγμένου δὲ ἤδη τούτου ἐς τὴν ἑωυτοῦ ὁ Ἀριστοφιλίδης ἔλυσε τοὺς Πέρσας καὶ τὰ παρέλαβε τῶν νεῶν ἀπέδωκέ σφι. successivo τοῦτο δέ «da un lato dall altro»; τῶν νεῶν è genitivo di separazione. - αὐτοὺς τοὺς Πέρσας εἶρξε ἐόντας: «rinchiuse i Persiani stessi, proprio come fossero spie»: αὐτούς si oppone alle navi («sciolse i timoni delle navi» / «rinchiuse gli uomini»); δῆθεν «davvero», la particella conferisce, come spesso accade, una lieve sfumatura ironica. - Ἐν ᾧ δέ: «e nello stesso tempo in cui». - ἐς τὴν ἑωυτοῦ: «nella sua patria»: frequente e naturale l ellissi di γῆν. Gli emissari di Dario si ritirano ΙΙΙ 137 [1] Πλέοντες δὲ ἐνθεῦτεν οἱ Πέρσαι καὶ διώκοντες Δημοκήδεα ἀπικνέονται ἐς τὴν Κρότωνα, εὑρόντες δέ μιν ἀγοράζοντα ἅπτοντο αὐτοῦ. [2] Τῶν δὲ Κροτωνιητέων οἱ μὲν καταρρωδέοντες τὰ Περσικὰ πρήγματα προϊέναι ἕτοιμοι ἦσαν, οἱ δὲ ἀντάπτοντό τε καὶ τοῖσι σκυτάλοισι ἔπαιον τοὺς Πέρσας προϊσχομένους ἔπεα τάδε «Ἄνδρες Κροτωνιῆται, ὁρᾶτε τὰ ποιέετε ἄνδρα βασιλέος δρηπέτην γενόμενον ἐξαιρέεσθε. [3] Καὶ κῶς ταῦτα βασιλέϊ Δαρείῳ ἐκχρήσει περιυβρίσθαι; Κῶς δὲ ὑμῖν τὰ ποιεύμενα ἕξει καλῶς, ἢν ἀπέλησθε ἡμέας; Ἐπὶ τίνα δὲ τῆσδε προτέρην στρατευσόμεθα πόλιν; Τίνα δὲ προτέρην ἀνδραποδίζεσθαι πειρησόμεθα;» [4] Ταῦτα λέγοντες τοὺς Κροτωνιήτας οὐκ ὦν ἔπειθον, ἀλλ ἐξαιρεθέντες τε τὸν Δημοκήδεα καὶ τὸν γαυλὸν τὸν ἅμα ἤγοντο ἀπαιρεθέντες ἀπέπλεον ὀπίσω ἐς τὴν Ἀσίην, οὐδ ἔτι ἐζήτησαν III 137, 1 εὑρόντες δέ αὐτοῦ: «avendolo trovato mentre era in piazza, lo prendevano». Come il nome d azione ἀγορά (da ἀγείρω) indica tanto l assemblea (ma in attico il nome tecnico è ἐκκλησία), quanto lo spazio in cui essa si raccoglie e dunque «piazza del mercato», «mercato», così il verbo ἀγοράζω può riferirsi a qualsiasi attività che uno effettua nella piazza (anche genericamente «bighellonare») o al mercato (dunque «comprare» e, più raramente, «vendere»). Dunque è difficile precisare se Democede «fosse in piazza» semplicemente o stesse «comprando» qualcosa al mercato. 2 καταρρωδέοντες πρήγματα: «temendo la potenza persiana»: πράγματα sono «le condizioni» in cui ci si trova: in questo caso: «situazione di potenza». - προϊέναι ἦσαν: «erano pronti a lasciarlo nelle loro mani»: προϊέναι è da προίημι. Costoro sono i nemici politici di Democede, che di suo era un oligarca. - οἱ δὲ ἀντάπτοντο: «altri si opponevano»: sono gli oligarchi amici di Democede. - προϊσχομένους τάδε: «che lanciavano queste minacce». - ὁρᾶτε τὰ ποιέετε: «attenti a quel che fate»: τά è relativo. Inutile lo scrupolo razionalistico di chiedersi come i Persiani riescano a farsi capire, così come quello di domandarsi come essi avessero potuto raggiungere Crotone da Taranto: avrebbero potuto nel primo caso avvalersi di un interprete, nel secondo aver fatto ricorso a una guida opportunamente ingaggiata: in ogni caso Erodoto avverte tali particolari come inutili elementi ritardanti. - ἄνδρα ἐξαιρέεσθε: «ci state sottraendo uno schiavo fuggito dal re»: se era grave portar via uno schiavo fuggitivo, lo era doppiamente se tale schiavo era del gran Re. 3 κῶς ταῦτα περιυβρίσθαι: «e come al re Dario potrà sembrare sufficiente aver subito una tale umiliazione?»: ἐκχράω vale «bastare»: il senso è che Dario non accetterà pacificamente l oltraggio (τάδε περιυβρίσθαι è lett.: «essere stato umiliato in queste cose»). - Κῶς καλῶς: «Come potrà finire bene per voi, se ci deruberete»: καλῶς ἔχω ha il valore di «andar bene», «avere buon esito». - Ἐπί τινα δέ πόλιν: «Contro quale città prima di questa condurremo l attacco?». Cioè: questa sarà la prima città che attaccheremo. - Τίνα δέ πειρησόμεθα;: «Quale ridurremo in schiavitù prima (di questa)?». Le due domande presuppongono un riferimento alla (futura) modalità di inizio della prima spedizione persiana, che si apre con l attacco, la conquista e l asservimento di Eretria. 4 τὸν ἅμα ἤγοντο: «che portavano al loro seguito». - οὐδ ἔτι ἐκμαθεῖν: «né cercarono più, giunti più avanti nella Grecia, di chiedere informazioni»: τό va con προσωτέρω, come spesso in Erodoto; προσωτέρω τῆς Ἑλλάδος non significa «più lontano dalla Grecia», con Ἑλλάδος genitivo di allontanamento, ma «più avan-

13 LA BATTAGLIA DI MARATONA 745 τὸ προσωτέρω τῆς Ἑλλάδος ἀπικόμενοι ἐκμαθεῖν, ἐστερημένοι τοῦ ἡγεμόνος. [5] Τοσόνδε μέντοι ἐνετείλατό σφι Δημοκήδης ἀναγομένοισι, κελεύων εἰπεῖν σφεας Δαρείῳ ὅτι ἅρμοσται τὴν Μίλωνος θυγατέρα Δημοκήδης γυναῖκα. Τοῦ γὰρ δὴ παλαιστέω Μίλωνος ἦν οὔνομα πολλὸν παρὰ βασιλέϊ κατὰ δὲ τοῦτό μοι δοκέει σπεῦσαι τὸν γάμον τοῦτον τελέσας χρήματα μεγάλα Δημοκήδης, ἵνα φανῇ πρὸς Δαρείου ἐὼν καὶ ἐν τῇ ἑωυτοῦ δόκιμος. ΙΙΙ 138 [1] Ἀναχθέντες δὲ ἐκ τῆς Κρότωνος οἱ Πέρσαι ἐκπίπτουσι τῇσι νηυσὶ ἐς Ἰηπυγίην, καί σφεας δουλεύοντας ἐνθαῦτα Γίλλος ἀνὴρ Ταραντῖνος φυγὰς ῥυσάμενος ἀπήγαγε παρὰ βασιλέα Δαρεῖον. ti», «più all interno», con Ἑλλάδος genitivo partitivo. - τοῦ ἡγεμόνος: la guida è naturalmente Democede. 5 σφι ἀναγομένοισι: «a loro mentre stavano salpando». - κελεύων γυναῖκα: «raccomandando che dicessero a Dario che Democede aveva in moglie la figlia di Milone»: ἁρμόζω «adattare» significa al medio «congiungere a sé», «sposare» e quindi al perfetto (ἅρμοσται è la terza persona) «avere in moglie». Milone di Crotone è il più celebre atleta del mondo greco arcaico, vincitore per trenta volte nei giochi panellenici; fu stratego dei Crotoniati nella decisiva vittoria sulla nemica Sibari (510 a.c.). - ἦν οὔνομα βασιλέϊ: «grande era la fama presso il re». Si tratta certo di un illazione, ma Erodoto non può immaginare che Dario non lo conoscesse. Non è comunque casuale il matrimonio, essendo Milone legato ai Pitagorici, sostenitori dell oligarchia. - σπεῦσαι μεγάλα: «abbia affrettato questo matrimonio, spendendovi grandi ricchezze». - ἵνα δόκιμος: «per far vedere a Dario di essere uomo illustre anche nella sua patria»; ἵνα φανῇ è epesegetico del prolettico κατὰ δὲ τοῦτο «per questa ragione». Come al solito, c è nella condotta di Democede nei confronti di Dario un che di ingannevole ed Erodoto non manca di sottolinearlo. III 138, 1 Ἀναχθέντες ἐς Ἰηπυγίην: «Salpati da Crotone, i Persiani furono sbattuti con le loro navi sulla costa della Iapigia». La Iapigia corrisponde circa alla penisola salentina. - σφέας Δαρεῖον: «essendo ridotti in schiavitù, li salvò allora Gillo, un esule di Taranto, e li ricondusse al re Dario». T. 8 La battaglia di Maratona Il tumulo di Maratona nel quale furono sepolti gli Ateniesi caduti nella battaglia nel 490 a.c. contro i Persiani. Gli scavi condotti alla fine dell Ottocento hanno rivelato la presenza di uno spesso strato di ceneri, provenienti dai roghi sui quali furono cremati i cadaveri. Anno 490. L armata persiana, conquistata Eretria, saccheggiati e incendiati i santuari e fatti schiavi gli uomini, secondo gli ordini di Dario, punta ora minacciosa contro l Attica: su consiglio di Ippia, il tiranno figlio di Pisistrato cacciato da Atene e ora influente consigliere dei barbari, lo sbarco avviene presso Maratona, in quanto più vicina per chi proviene da Eretria, ma anche la pianura più adatta per le manovre della cavalleria. Gli Ateniesi non commettono l errore degli Eretriesi di attendere in città i barbari ed escono con l esercito verso Maratona. Li comandano 10 strateghi tra i quali (o forse con più autorità tra questi) Milziade, figlio di Cimone, esiliato da Pisistrato, del γένος dei Filaidi, a cui sono fieramente avversi in Atene gli Alcmeonidi. Filippide un ἡμεροδρόμης (capace cioè di correre per un giorno intero) era stato inviato a Sparta a chiedere aiuto e gli Spartani avevano risposto positivamente, ma la legge imponeva loro di partire solo dopo che si fosse avuto il plenilunio. Così gli unici altri Greci, che avevano inviato un contingente erano stati i Plateesi: grati per sempre agli Ateniesi per il soccorso loro prestato in passato contro i Tebani, avevano fatto atto di dedizione ad Atene. È così che nel sesto giorno di Boedromione (settembre-ottobre) si combatté la battaglia, che l abile propaganda ateniese celebrò come la più grande vittoria (pressoché solamente ateniese) dei Greci, o meglio degli opliti greci, sui barbari.

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